Cosa significa davvero prendersi cura dei dipendenti oggi e come evolvono gli strumenti per attrarre, motivare e trattenere talenti

Cos’è il wellbeing aziendale oggi?

Il concetto di wellbeing aziendale si è evoluto molto negli ultimi anni: non si parla più solo di welfare tradizionale o benefit isolati, ma di un approccio strutturato e integrato per favorire il benessere delle persone all’interno dell’organizzazione. Il wellbeing comprende aspetti fisici, mentali, relazionali e sempre più spesso anche finanziari.

Non è più solo “il frutto di un ambiente sereno”: oggi il benessere sul lavoro si traduce in risultati tangibili. Riduce assenteismo, aumenta l’engagement, migliora la produttività e rafforza la retention.

In un mercato del lavoro sempre più competitivo, le aziende che investono su questi aspetti diventano più attrattive e resilienti.

Lo stato attuale in Italia: dati e approcci prevalenti

In Italia, il 64% delle aziende medio-grandi ha già attivato almeno un programma strutturato di wellbeing, mentre tra le PMI il dato scende al 31% (2024, Fondirigenti).

I piani più diffusi sono quelli legati al work-life balance (flessibilità oraria, smart working), alla prevenzione sanitaria (check-up, convenzioni mediche) e ai voucher per spese familiari (istruzione, sport, assistenza). Tuttavia, i bisogni delle persone stanno cambiando.

Secondo uno studio di Aon, i dipendenti oggi chiedono:

Nonostante ciò, solo il 17% delle aziende ha inserito veri strumenti di educazione o supporto finanziario nei piani di wellbeing. Questo gap rappresenta una delle principali aree di crescita nei prossimi mesi.

Le nuove tendenze nel wellbeing aziendale (2026)

Il wellbeing nel 2026 sarà sempre più strategico, integrato e personalizzato. Tra le tendenze emergenti:

1. Wellbeing olistico e misurabile

Il wellbeing non è più percepito come benefit accessorio, ma come un pilastro della cultura organizzativa. Le aziende più avanzate strutturano piani che coinvolgono dimensioni fisiche, mentali, sociali ed economiche, definendo KPI precisi per misurare impatto e ritorno sull’investimento.

2. Salute mentale e sicurezza psicologica

Il tema del benessere psicologico continua a crescere. Le persone chiedono ambienti di lavoro che non siano solo performativi ma sostenibili anche emotivamente. Si diffondono sportelli di ascolto, percorsi di mindfulness e formazione per manager empatici.

3. Wellbeing finanziario

L’educazione finanziaria entra a pieno titolo nei programmi di benessere. Supportare i dipendenti nel gestire reddito, risparmi, debiti o decisioni previdenziali non solo migliora la loro qualità di vita, ma anche la produttività e la stabilità organizzativa.

Iniziative come workshop, sportelli digitali o piattaforme di formazione personalizzata sono tra gli strumenti più richiesti dalle nuove generazioni.

4. Benefit flessibili e su misura

Il tempo dei benefit “uguali per tutti” è finito. Le aziende si muovono verso modelli a welfare modulare, con possibilità di scegliere tra diverse opzioni (mobilità, salute, cultura, previdenza) e adattarle alle fasi della vita.

5. Tecnologia e wearable

Aumenta l’uso di soluzioni digitali per tracciare il benessere: app di monitoraggio, report automatici, piattaforme di feedback, smartband per l’attività fisica.

Come strutturare (in step progressivi) una strategia di wellbeing per la tua azienda

Per passare da iniziative spot a un approccio strategico, serve una visione integrata e interfunzionale. Ecco come fare:

  1. Partire dai bisogni reali
    Indagini interne, focus group, survey anonime: il primo passo è ascoltare i dipendenti e capire quali sono le priorità attuali. Serve una fotografia realistica per costruire un piano credibile.
  2. Definire obiettivi e KPI chiari
    Il wellbeing non può essere scollegato dagli obiettivi aziendali. Occorre stabilire indicatori di successo: livello di utilizzo dei servizi, Net Promoter Score interno, riduzione del turnover, miglioramento del clima.
  3. Coinvolgere i manager di linea
    I programmi funzionano solo se i manager diventano ambasciatori culturali del benessere. Formarli su leadership empatica, gestione dello stress e conversazioni difficili è fondamentale.
  4. Integrare strumenti diversificati
    Dal pacchetto di welfare tradizionale alla consulenza finanziaria, dall’educazione sanitaria alla salute mentale, la chiave è creare un mix bilanciato e accessibile a tutti i livelli.
  5. Comunicare in modo continuo e umano
    Ogni iniziativa va spiegata, raccontata, ricordata. Serve una comunicazione interna calda, comprensibile e non burocratica. Il benessere non si impone: si coltiva.
  6. Misurare e migliorare
    Ogni sei mesi, rivedere i dati, ascoltare i feedback e correggere la rotta. I bisogni cambiano, così come la vita delle persone.

Conclusione

Il wellbeing aziendale non è più una questione di “se”, ma di “come”. Le aziende che scelgono di prendersi cura dei propri collaboratori in modo serio e sistematico non solo rispondono a una domanda sociale, ma costruiscono una cultura più solida, attraente e resiliente.

Per gli HR è il momento di uscire dalla logica delle iniziative una tantum e guidare un cambiamento profondo, credibile e misurabile. Perché il benessere non è una moda: è una leva di valore.

Dalle auto elettriche agli elettrodomestici, dai lavoratori senior alle famiglie con figli: tutte le agevolazioni da tenere d’occhio in autunno.

Settembre! È il momento di iniziare a coprirsi un po’ di più, di iniziare a programmare la fine dell’anno (cosa fai a capodanno?) e di controllare quali bonus pubblici sono in arrivo!

Le nuove misure vanno a supportare famiglie, lavoratori, studenti e imprese, con contributi che vanno dalle spese domestiche all’acquisto di beni durevoli, fino a vere e proprie integrazioni in busta paga. Alcuni di questi bonus sono legati a fasce di reddito (tramite ISEE), altri richiedono requisiti specifici, come la rottamazione di un’auto o la nascita di un figlio.

Vediamo nel dettaglio quali sono i principali bonus pubblici in arrivo da settembre 2025, come funzionano e come prepararsi per richiederli.

Bonus auto elettriche: fino a 11.000 € con rottamazione

Una delle misure più attese è il rilancio dell’Ecobonus per veicoli elettrici, che torna operativo da settembre 2025. L’incentivo è di 11.000 € per i cittadini con un ISEE sotto i 30.000 €, mentre è di 9.000 € per chi ha ISEE fino a 40.000 €. Attenzione, però, altra condizione è essere residente (o avere sede legale) nelle aree urbane funzionali (città con oltre i 50 mila abitanti e area di pendolarismo).

Il bonus è legato alla rottamazione di un’auto termica (fino a Euro 5) e all’acquisto di una vettura elettrica nuova, con un prezzo massimo di circa 42.700 € (IVA inclusa).

Anche le microimprese possono accedere agli incentivi per veicoli commerciali leggeri (categoria N1/N2), con contributi fino al 30% del valore del mezzo e un tetto di 20.000 €.

Per attivare l’incentivo bisogna registrarsi sulla piattaforma apposita, inserire la dichiarazione sostitutiva di autocertificazione che attesti la residenza in un’area urbana funzionale, la targa del veicolo da rottamare e indicare se il bonus sarà generato a proprio favore o è destinato a un altro componente maggiorenne dello stesso nucleo familiare.

Il contributo viene erogato direttamente come sconto all’acquisto della nuova auto in concessionaria, previa convalida entro 30 giorni dal venditore.

I fondi stanziati sono di circa 600 milioni di euro.

Bonus elettrodomestici: sconto in fattura fino a 200 €

Anche in ambito domestico arrivano agevolazioni. Da settembre parte un nuovo bonus elettrodomestici che consente di ottenere uno sconto del 30% sull’acquisto di un grande elettrodomestico, come frigorifero, lavatrice, lavastoviglie o forno.

L’incentivo viene applicato direttamente in fattura e varia in base all’ISEE:

Ogni famiglia può richiedere un solo contributo e deve dimostrare la rottamazione del vecchio elettrodomestico, oltre all’acquisto di un prodotto conforme alle normative UE.

La richiesta avviene tramite voucher su PagoPA e sarà valida fino a esaurimento fondi.

Bonus Giorgetti: più stipendio per chi resta al lavoro

Dal 1° settembre 2025, chi ha maturato i requisiti per la pensione minima ma sceglie di continuare a lavorare, può accedere al cosiddetto Bonus Giorgetti. I beneficiari sono coloro hanno raggiunti la Quota 103, ossia almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, oppure quelli possono richiedere la pensione anticipata ordinaria, pari a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Sono in ogni caso esclusi coloro che hanno raggiunto la soglia per ricevere la pensione di vecchiaia.

Si tratta di uno sgravio contributivo del 9%, che viene interamente restituito in busta paga, con un aumento netto medio stimato di 183 € al mese per i dipendenti del settore privato.

La logica è che il lavoratore non sia più tenuto a versare la propria quota di contributi previdenziali all’INPS, trattenendo quindi l’importo corrispondente direttamente in busta paga. Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, questa quota ammonta appunto al 9,19% del lordo mensile.

Nel pubblico, l’agevolazione scatterà a partire da novembre. In un anno, il bonus può valere fino a 6.900 € netti, con la particolarità che è esente da IRPEF.

Ovviamente non versando più i contributi INPS il montante contributivo della pensione è destinato a non aumentare, per questo l’INPS stessa ha predisposto un calcolatore sul proprio sito, che consente di simulare l’effetto del bonus in base al numero di mesi residui di attività.

Bonus per famiglie e nuovi nati

Tra i bonus pubblici attivi da settembre ci sono anche diverse misure dedicate ai nuclei familiari:

Bonus scuola, sport e cultura per i giovani

Settembre è anche il mese del rientro a scuola, e non mancano le agevolazioni per ragazzi e famiglie:

Il Bonus Sport per i figli dai 6 ai 14 anni (Fondo Dote Famiglia 2025 )copre attività sportive, ricreative o artistiche, rivolto a famiglie con ISEE fino a 15.000 €.  La misura prevede fino a 300 € per ogni figlio (massimo due figli per nucleo), per un totale di 600 €. Il Bonus viene erogato direttamente alle società (ASD/SSD iscritte al Registro Nazionale (RASD), Enti del Terzo Settore (RUNTS) o ONLUS in ambito sportivo) che si sono accreditate.

I Bonus libri scolastici vengono invece erogati da comuni ed enti regionali (o provinciali per le provincie a Statuto Speciale). Vi invitiamo a verificare quindi presso i vostri plessi scolastici. 

Torna il Bonus Psicologo, domande aperte da settembre 2025

Torna il Bonus Psicologo, che permette di ottenere fino a 1.500 € per percorsi psicoterapeutici, anche online. Al momento della presentazione della domanda è necessario essere in possesso di un ISEE con valore non superiore a 50mila euro.

Il contributo viene erogato al professionista per un importo fino a 50 euro per ogni seduta di psicoterapia.

Il beneficio viene quantificato in base all’ISEE:

È possibile presentare la domanda dal 15 settembre 2025 al 14 novembre 2025 esclusivamente in via telematica tramite l’apposito servizio online sul sito dell’INPS.

Richiedi i bonus pubblici con FunniFin

Tramite la nuova funzionalità “Bonus” disponibile nella piattaforma di FunniFin puoi richiedere i bonus pubblici statali in piattaforma, caricare i documenti online senza stampare nulla e avere un consulente dedicato con cui chattare per portare avanti la pratica.

Il tutto senza stress, senza dover capire nulla della burocrazia statale e senza dover perdere ore in fila al CAF per iniziare la pratica (e portarla avanti con altri appuntamenti in presenza). 

Qui tutte le info sulla nuova funzionalità bonus pubblici e 730 online di FunniFin. 

Conclusione: come orientarsi tra le agevolazioni

Settembre 2025 si presenta come un mese denso di opportunità per chi vuole cogliere il meglio dalle misure pubbliche nella forma dei bonus. Dai lavoratori in uscita alle famiglie con figli, dai consumatori che rinnovano casa fino a chi investe su sostenibilità e mobilità elettrica, i bonus coprono un ampio spettro di bisogni.

Se hai un’azienda, questo è anche un ottimo momento per informare i dipendenti sui bonus attivi: un’azione semplice che può rafforzare la cultura del benessere finanziario, migliorare l’engagement e sostenere concretamente chi lavora con te. Condividi questo articolo con i tuoi colleghi e dipendenti.

Come applicare la regola 50|30|20 alla tua realtà: esempi, strumenti e un template gratuito per aiutarti a gestire il bilancio familiare.

Cos’è la regola 50|30|20 (e perché funziona)

La regola 50|30|20 è uno dei metodi più semplici e diffusi per imparare a gestire il proprio denaro. Il principio è chiaro: suddividere le entrate mensili in tre macro-categorie.

Non si tratta di una formula rigida, ma di una guida per creare equilibrio tra ciò che serve, ciò che desideriamo e ciò che costruisce il nostro futuro. Funziona perché è semplice da ricordare, facile da applicare e incredibilmente efficace nel migliorare la consapevolezza finanziaria — anche per chi non ha mai fatto un budget prima.

Un’abitudine che aiuta davvero

Molte persone pensano che servano grandi guadagni per sentirsi “al sicuro” economicamente.

In realtà spesso basta gestire meglio ciò che si ha. La regola 50|30|20 permette di visualizzare subito dove finiscono i soldi ogni mese e di capire se le proporzioni sono sostenibili.

Non è raro scoprire che, senza accorgersene, si sta investendo troppo nei desideri e troppo poco nella sicurezza. O che le spese fisse stanno erodendo qualsiasi possibilità di risparmio.

Introdurre una struttura come questa può fare la differenza tra lo spendere tutte le entrate ogni mese e invece riuscire a risparmiare e a investire parte degli stipendi mensili familiari, in modo da creare un circolo virtuoso di sostenibilità.

La regola del 50|30|20 all’interno di un percorso di educazione finanziaria 

La regola del 50|30|20 è un metodo facile, da poter mettere in pratica nella vita di tutti i giorni. Per questo è anche uno dei primi suggerimenti che vengono dati all’interno di un percorso di educazione finanziaria.

La regola può essere inserita in percorsi formativi, iniziative di wellbeing finanziario o contenuti interni, ad esempio in momenti chiave come il rientro da periodi di assenza.

Può anche essere adattata a seconda del contesto: in aree con costo della vita più elevato, alcuni dipendenti potrebbero lavorare meglio con una variante tipo 60|25|15. L’importante è che il principio resti: costruire un equilibrio sano.

Tommaso Rossetto spiega per FunniFin la regola del 50|30|20 nel video corso all’interno della nostra piattaforma

Il regalo FunniFin: calcola il tuo budget 50|30|20 con il nostro template Excel gratuito

Per rendere davvero utile questo concetto, FunniFin ha creato un template gratuito pensato per aiutare le persone a calcolare in modo immediato quanto destinare a ciascuna categoria. Basta inserire il proprio reddito netto mensile, e il file restituirà la suddivisione suggerita in base alla regola, con una sezione già predisposta per annotare le principali voci di spesa e verificare in tempo reale se stiamo “rispettando la regola”. 

Il template excel per calcolare il budget 50|30|20 è suddiviso per mesi, in modo da poter tenere traccia del risparmio lungo tutto l’anno e c’è anche una scheda di Riepilogo che si compila automaticamente, con grafici appositi.

È uno strumento semplice visuale, ideale da usare individualmente o da distribuire all’interno dell’azienda come materiale informativo.

Lascia la tua e-mail e ricevi il nostro template gratuito per applicare subito la regola 50|30|20.

Aumentare il benessere finanziario con salari stazionari

In questo momento, purtroppo, l’aumento degli stipendi è un utopia, sia da un punto di vista aziendale che del lavoratore. Ma questo non significa che le aziende non possano fare nulla.

Offrire strumenti di educazione finanziaria come informare sulla regola 50|30|20 è un modo per prendersi cura del dipendente e di rispondere ad un bisogno reale: quello di aiutarlo a gestire meglio il denaro.

Aiutare i dipendenti a fare scelte più consapevoli sulle proprie spese significa agire sul benessere finanziario in modo profondo e sostenibile.

È un messaggio di fiducia e attenzione, che si traduce in una maggiore soddisfazione, minor stress finanziario e in una cultura aziendale più solida.

Una buona pratica che può diventare cultura

Inserire la regola 50|30|20 nel contesto aziendale è facile.

Si può iniziare semplicemente condividendo il template, magari come parte di una newsletter. Oppure si può inserirla in un percorso più strutturato, ad esempio durante workshop di educazione finanziaria.

Ricevi il catalogo con tutti i nostri workshop di educazione finanziaria

Conclusione

La regola 50|30|20 non è una formula magica. Ma è un punto di partenza concreto e realistico per costruire maggiore equilibrio nella vita finanziaria quotidiana.

E per le aziende, è una leva semplice per dimostrare attenzione e responsabilità nei confronti del benessere finanziario dei dipendenti.

Scarica il template gratuito FunniFin e inizia a diffondere la cultura della gestione consapevole del denaro, un passo alla volta.

Una settimana di vacanza ad agosto può costare anche il 17 % del reddito annuo medio: scopriamo i costi e capiamo quale può essere la sostenibilità per le famiglie italiane a medio e lungo termine

Ogni estate, per molte famiglie italiane, il sogno della vacanza al mare si scontra con un conto finale spesso superiore a un mese di stipendio.

Ma quanto pesa realmente questa scelta sul bilancio familiare? E quanto incide rispetto al reddito disponibile medio delle famiglie italiane?

E soprattutto: nel contesto di inflazione attuale, quale potrà essere nel medio e lungo termine la possibilità reale per una famiglia media italiana di andare in vacanza ad agosto?

Il costo medio stimato di una vacanza al mare ad agosto per il 2025

Secondo una recente analisi di Federconsumatori, una famiglia composta da due genitori e un figlio spende in media 4.000 € per una settimana al mare in agosto.

Questa cifra deriva da una stima proporzionata rispetto ai costi per una famiglia di quattro persone, che si attesta tra i 5.700 e i 6.300 €.

Le principali voci di spesa includono: alloggio, stabilimento balneare, ristorazione, trasporti, attività ricreative e spese varie.

Quanto incide una vacanza sul reddito di una famiglia italiana

Per valutare quanto incida davvero una settimana di vacanza al mare sul bilancio familiare, è utile confrontare la spesa media con i redditi effettivi delle famiglie italiane.

Lo stipendio medio netto annuo di un lavoratore dipendente in Italia si aggira intorno ai 24.000 €. Se prendiamo come riferimento una vacanza dal costo medio di 4.000 €, l’impatto sul reddito personale è tutt’altro che marginale: circa il 16,7 % dell’intero reddito annuo viene destinato a una sola settimana di ferie.

Guardando invece al reddito familiare complessivo, i dati Istat indicano un valore medio netto annuo di circa 37.500 €. In questo caso, l’incidenza si riduce ma resta significativa: la stessa vacanza rappresenta oltre il 10% delle entrate annuali.

Se si considera una famiglia tipo con un figlio, il reddito mediano stimato è di circa 39.700 €. Anche in questa configurazione, il peso della vacanza sul bilancio familiare resta alto, con un’incidenza di circa 10,1%.

In sintesi, a prescindere dal reddito specifico, una vacanza estiva può arrivare ad assorbire tra il 10% e il 17% del reddito annuo netto disponibile, rendendola un’esperienza da pianificare con attenzione e da inserire in una gestione consapevole del bilancio familiare.

Il contesto dei rincari nelle località balneari del 2025

Nel corso degli ultimi anni, i costi legati alle vacanze estive hanno registrato un incremento costante, con aumenti particolarmente significativi nel 2025. Secondo le rilevazioni più recenti, in molte località italiane i rincari hanno oscillato tra il 5% e il 20%, interessando in modo trasversale strutture ricettive, ristorazione, servizi balneari e trasporti.

Un esempio concreto riguarda le postazioni balneari (ombrellone e due lettini), il cui costo settimanale medio è passato da 182 € a 212 €, con un aumento del +17% rispetto alla stagione precedente. 

Questa dinamica inflattiva sta ridisegnando i confini dell’accessibilità: le vacanze estive al mare, un tempo considerate una routine per la famiglia media italiana, rischiano oggi di diventare un privilegio per pochi, con un impatto evidente sulle fasce a reddito medio e medio-basso, che devono affrontare scelte sempre più complesse tra benessere, spesa e rinuncia.

Perché è importante monitorare i costi (oggi e domani)

Per molte famiglie italiane, che spesso dispongono di un reddito inferiore alla media europea, una vacanza al mare rappresenta sì un obiettivo desiderabile e pianificabile, ma non sempre realmente sostenibile.

A fronte di spese ricorrenti, aumenti generalizzati dei prezzi e una crescente vulnerabilità economica, anche un periodo di riposo rischia di trasformarsi in una fonte di stress più che di benessere.

Guardando al futuro, il quadro potrebbe aggravarsi ulteriormente: se l’inflazione continuerà a crescere mentre i salari resteranno stagnanti, il peso di una semplice settimana di vacanza sul bilancio familiare diventerà sempre più rilevante.

In uno scenario simile, sarà inevitabile che sempre più famiglie siano costrette a rinunciare del tutto a partire, a pensare a soluzioni di vacanze più brevi e meno costose (con contraccolpi sul benessere famigliare, personale e sociale) o a doversi indebitare.

Per questo, saper monitorare i costi e capire come pianificare le spese con maggiore consapevolezza non è solo una buona pratica, ma un investimento per una maggiore tranquillità, oggi e in prospettiva.

Il ruolo delle aziende: supportare i dipendenti anche senza aumentare i salari

In un contesto in cui l’adeguamento dei salari al costo della vita risulta spesso complesso o fuori portata, le aziende possono comunque giocare un ruolo attivo nel rendere più sostenibili economicamente le vacanze per i propri dipendenti.

Senza intervenire direttamente sulle retribuzioni, è possibile adottare azioni mirate e a basso impatto di costo, che contribuiscono a migliorare l’equilibrio tra benessere e capacità di spesa:

Queste soluzioni, se ben comunicate e costruite in modo trasparente, rafforzano la percezione dell’azienda come ambiente attento alla qualità della vita delle persone, contribuendo alla retention e al clima interno, anche nei mesi in cui il “peso dell’estate” si fa sentire di più.

Conclusione: tra sogni estivi e cultura del benessere

La vacanza estiva rimane per molti un momento cruciale di recupero e rigenerazione. Ma quando i costi iniziano a incidere in modo rilevante sul reddito disponibile, anche un semplice soggiorno al mare può diventare fonte di pressione, piuttosto che un’occasione di benessere.

Per le aziende, promuovere una cultura finanziaria consapevole significa andare oltre il concetto tradizionale di benefit e welfare. Offrire ai dipendenti strumenti per pianificare le spese, conoscere le proprie possibilità economiche e affrontare in modo lucido i periodi ad alta intensità di spesa, come l’estate, è oggi un elemento chiave per costruire ambienti di lavoro sostenibili.

I workshop di educazione finanziaria per i dipendenti di FunniFin, pensati per il contesto aziendale, aiutano proprio in questo: rendere più semplice, accessibile e concreta la gestione del denaro, anche per chi ha redditi fissi o margini ridotti. Perché il benessere delle persone passa anche da una maggiore libertà e serenità nelle scelte quotidiane.

 

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La cessione del quinto è una tipologia di prestito sempre più diffusa in Italia (+50% nel 2025). Vediamo cos’è, i pericoli possibili per i dipendenti e le conseguenze per le imprese.

Negli ultimi anni la cessione del quinto si è affermata come una delle forme di finanziamento più utilizzate da dipendenti pubblici, privati e pensionati.

La semplicità delle modalità di rimborso, unite a tassi d’interesse più accessibili rispetto ad altre soluzioni, l’hanno resa particolarmente attrattiva.

Ma dietro la sua apparente facilità, è importante comprendere bene come funziona, quali rischi comporta per chi la sottoscrive e che ruolo gioca l’azienda nel processo. Partiamo dal principio: cos’è esattamente la cessione del quinto e come opera.

Come funziona la cessione del quinto

La cessione del quinto è un prestito personale rimborsabile tramite trattenuta diretta sullo stipendio o sulla pensione.

La rata non può superare il 20% dell’importo netto mensile percepito dal lavoratore o pensionato. Il rimborso avviene in modo automatico: ogni mese, il datore di lavoro o l’ente previdenziale versa direttamente l’importo alla società finanziaria.

La durata può arrivare fino a un massimo di 10 anni e, per legge, deve essere abbinata a una polizza assicurativa contro il rischio vita e la perdita del lavoro. Non è richiesto alcun garante e spesso viene concessa anche a soggetti con precedenti difficoltà creditizie.

Perché si richiede la cessione del quinto

Tra i principali motivi che spingono a richiedere una cessione del quinto ci sono:

Questo tipo di prestito è spesso utilizzato per consolidare altri debiti, finanziare ristrutturazioni o gestire spese familiari importanti.

Quante cessioni del quinto si possono fare

Per legge, un solo prestito può essere rimborsato tramite cessione del quinto.

Tuttavia, è possibile richiedere un ulteriore finanziamento attraverso lo strumento della “delega di pagamento”, che consente una seconda trattenuta in busta paga, fino a un massimo complessivo del 40% dello stipendio netto.

È inoltre possibile rinnovare la cessione del quinto solo dopo aver rimborsato almeno il 40% del piano originario, oppure anticipatamente se si passa da un piano più breve a uno più lungo (ad esempio da 5 a 10 anni).

Cessione del quinto e aziende: cosa comporta per il datore di lavoro

Per le aziende, la cessione del quinto comporta alcuni obblighi ben definiti:

L’azienda non è responsabile per il debito in sé, ma può essere chiamata in causa in caso di omissioni o ritardi nelle trattenute, con possibili sanzioni economiche.

Vantaggi e rischi della cessione del quinto

La cessione del quinto offre diversi vantaggi, che spiegano il suo successo tra lavoratori e pensionati. Innanzitutto, è una formula sicura e accessibile, anche per chi ha avuto difficoltà creditizie o ha già altri prestiti attivi.

La rateizzazione automatica tramite trattenuta in busta paga evita ritardi nei pagamenti e consente una maggiore tranquillità nella gestione del debito. Inoltre, le rate fisse rendono il piano di rimborso prevedibile e facilmente pianificabile nel tempo, senza sorprese.

Tuttavia, esistono anche alcuni rischi e limiti da considerare. Il principale è legato al fatto che una parte dello stipendio è “bloccata” per tutta la durata del prestito (che può arrivare fino a 10 anni), limitando la capacità di far fronte ad altre emergenze.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il prestito potrebbe diventare più difficile da gestire, anche se coperto da assicurazione. Va poi valutato con attenzione il costo complessivo del finanziamento, che può risultare elevato nel lungo periodo, specialmente se il prestito viene rinnovato più volte.

Come per ogni strumento finanziario è importante valutarne la sostenibilità in base alla propria situazione personale, senza considerarlo una soluzione automatica a ogni bisogno di liquidità.

Quanti in Italia richiedono la cessione del quinto

Nel 2025 il numero di richieste di cessione del quinto ha registrato un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. Sono circa 360.000 le nuove cessioni attivate ogni anno, per un totale stimato di oltre 1,8 milioni di prestiti attivi tra dipendenti pubblici, privati e pensionati.

L’importo medio richiesto nel 2025 è stato di circa 19.200 euro per i dipendenti e 16.000 euro per i pensionati.

I tassi di interesse medi si attestano intorno al 6% per la maggior parte dei richiedenti, con valori più bassi per i lavoratori del settore pubblico.

Conclusione: cessione del quinto e consapevolezza finanziaria

La cessione del quinto può rappresentare una soluzione utile in molte situazioni, ma per evitare che si trasformi in una scelta affrettata o in un impegno troppo oneroso, è fondamentale avere gli strumenti per valutarla in modo consapevole.

Comprendere i costi reali e l’impatto sul proprio bilancio personale e familiare è parte di quella educazione finanziaria che oggi è più necessaria che mai.

Per questo è importante che lavoratori e aziende investano nella diffusione di una cultura economica di base, che aiuti a prendere decisioni più sostenibili, responsabili e allineate ai propri obiettivi.

I workshop e i video corsi di educazione finanziaria di FunniFin, rivolti ai dipendenti, sono pensati proprio per offrire strumenti pratici, esempi concreti e supporto personalizzato per affrontare scelte come questa con maggiore serenità.

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La situazione dell’alfabetizzazione finanzia in Italia è drammatica. Cosa si sta facendo per migliorare la cultura finanziaria, dai programmi istituzionali alle soluzioni innovative per le imprese.

Negli ultimi anni il tema dell’educazione finanziaria ha conquistato uno spazio sempre più centrale nel dibattito pubblico. Non si tratta solo di insegnare cosa sia untasso d’interesse o un bilancio familiare: oggi, essere alfabetizzati dal punto di vista economico è una competenza essenziale per il benessere individuale e collettivo.

Ma a che punto siamo in Italia? Quali strumenti abbiamo a disposizione? E quali sono gli attori, pubblici e privati, che si stanno muovendo per rendere questa conoscenza accessibile a tutti?

Un’Italia ancora in ritardo sull’alfabetizzazione finanziaria

Secondo gli ultimi dati OCSE, l’Italia si posiziona agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati per livello di alfabetizzazione finanziaria.

Molti cittadini non hanno familiarità con concetti base come inflazione, tasso di interesse composto o diversificazione del rischio. Questa mancanza di conoscenze si riflette nella difficoltà di pianificare il proprio futuro economico, di prendere decisioni consapevoli e di difendersi da truffe o scelte errate.

L’educazione finanziaria, quindi, non è solo un’opportunità, ma una vera e propria priorità nazionale.

Il ruolo di Consob nell’educazione finanziaria

Tra gli enti che promuovono l’alfabetizzazione finanziaria in Italia, Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) gioca un ruolo fondamentale.

Oltre alla funzione di vigilanza sui mercati finanziari, la Consob ha da tempo attivato un portale dedicato all’educazione degli investitori, con contenuti informativi, video, guide pratiche e strumenti per comprendere meglio il funzionamento del sistema finanziario.

In particolare, Consob partecipa attivamente alla promozione della World Investor Week – la settimana globale per l’educazione degli investitori – e collabora con il Comitato Edufin, istituito presso il MEF, per il coordinamento delle iniziative nazionali.

Le iniziative istituzionali: World Investor Week e Mese dell’educazione finanziaria

Ogni anno, tra ottobre e novembre, si tengono in Italia due importanti appuntamenti:

Queste iniziative hanno l’obiettivo di rendere la cultura finanziaria più accessibile e inclusiva, portandola nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei media e nei contesti quotidiani.

Cos’è l’alfabetizzazione finanziaria (e perché non è solo per esperti)

Spesso si pensa che la finanza sia “roba da tecnici”. In realtà, l’alfabetizzazione finanziaria riguarda tutti, perché ogni giorno prendiamo decisioni economiche: fare la spesa, accendere un mutuo, scegliere un fondo pensione, investire o risparmiare.

Essere alfabetizzati finanziariamente significa:

È una competenza trasversale, tanto importante quanto l’alfabetizzazione digitale.

Soluzioni innovative per le aziende: FunniFin

Accanto agli enti pubblici, anche il mondo delle imprese ha un ruolo chiave nel promuovere il benessere finanziario. Sempre più aziende stanno investendo in programmi strutturati per il benessere economico dei propri collaboratori, integrandoli nelle politiche di welfare.

In questo contesto si inserisce FunniFin, la piattaforma italiana che aiuta le aziende a portare l’educazione finanziaria direttamente in azienda.

FunniFin combina formazione digitale e in presenza, coaching personalizzato e intelligenza artificiale per supportare i dipendenti nella gestione delle finanze personali.

Le soluzioni offerte includono:

FunniFin collabora già con importanti aziende italiane, tra cui Gruppo Iren, Gruppo Hera, GETEC, Fater e Yves Rocher Italia, contribuendo a ridurre lo stress finanziario dei lavoratori e ad aumentare l’engagement e la retention.

Conclusione: educazione finanziaria come leva di benessere e responsabilità

L’educazione finanziaria non è un lusso, ma una necessità. Che si tratti di enti regolatori, istituzioni scolastiche o aziende, è fondamentale creare ambienti in cui la conoscenza economica sia alla portata di tutti.

Perché un Paese con cittadini più consapevoli è un Paese più stabile, più giusto e più capace di affrontare le sfide del futuro.

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Un nuovo approccio al benessere in azienda: formazione, coaching e strumenti digitali per migliorare la salute finanziaria dei collaboratori, anche Yves Rocher Italia ha scelto FunniFin

La cura del benessere in azienda passa sempre più anche attraverso la sfera economica. È in quest’ottica che Yves Rocher Italia ha avviato una nuova partnership con FunniFin, la startup specializzata in educazione e coaching finanziario per i lavoratori.

L’obiettivo? Integrare strumenti concreti e accessibili per aiutare i collaboratori a gestire meglio le proprie finanze, con benefici misurabili anche sul fronte aziendale.

Benessere finanziario: un tema urgente e strategico

Secondo una recente indagine di Banca d’Italia, l’Italia si colloca al 25° posto su 26 Paesi OCSE per livello di alfabetizzazione finanziaria tra gli adulti. Una scarsa conoscenza che si traduce spesso in stress economico e difficoltà di gestione quotidiana, con impatti anche sul luogo di lavoro.

Lo stress finanziario può costare alle aziende fino a 2.000 euro all’anno per dipendente in termini di assenteismo, calo di produttività e turnover.

Secondo uno studio di PwC, le aziende che investono in programmi di wellbeing finanziario possono registrare un incremento di produttività fino al 30%.

Il primo workshop: TFR e previdenza complementare

Il primo appuntamento formativo della partnership si è tenuto il 7 luglio 2025, con un workshop dedicato a un tema molto richiesto: TFR, previdenza obbligatoria e previdenza complementare.

L’interesse è stato alto: oltre il 70% dei dipendenti iscritti alla piattaforma si è collegato alla live, segnale concreto del bisogno di informazione su questi argomenti.

Il workshop è stato il punto di partenza di un percorso educativo più ampio, sviluppato su misura per i collaboratori di Yves Rocher Italia.

Un ecosistema di strumenti per l’educazione finanziaria

Grazie alla collaborazione con FunniFin, i dipendenti avranno accesso a una serie di strumenti digitali e formativi, pensati per accompagnarli in modo personalizzato:

Una cultura finanziaria davvero inclusiva

Con questa iniziativa, Yves Rocher Italia consolida il proprio impegno verso il benessere integrale delle persone, includendo la salute finanziaria nel proprio approccio di welfare aziendale.

Non si tratta di una semplice agevolazione, ma di una nuova cultura dell’educazione economica, accessibile, pratica e integrata nella vita lavorativa.

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Settimane sempre più lunghe, confini sempre più sfumati: il lavoro dopo il lavoro è diventato la regola?

Nelle scorse settimane Microsoft ha pubblicato uno studio dal titolo “Breaking down the Infinite Workday”, che ha analizzato il comportamento digitale di oltre 31.000 lavoratori in 31 Paesi. I dati sono chiari: la tradizionale giornata lavorativa è in crisi. Non perché non si lavori più, ma perché non si smette mai davvero di lavorare.

La cosiddetta “infinite workday”, o giornata lavorativa infinita, è diventata uno standard diffuso, spinta dalla trasformazione digitale, dallo smart working e da un uso ormai pervasivo di strumenti come email, chat e app di messaggistica (Slack, Teams, Google Meet…).

Lavoratori iperconnessi: il 40% risponde alle email alle 6 del mattino

Secondo il report Microsoft, il 40% delle persone controlla le email prima delle 6:00 del mattino. E la giornata non finisce certo con il tramonto: gli incontri di lavoro dopo le 20:00 sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente.

Ma il dato forse più emblematico è un altro: in media, ogni giorno un lavoratore gestisce 117 email, riceve 153 messaggi su Teams e affronta 275 interruzioni. In pratica, un’interruzione ogni 1 minuto e 45 secondi.

È come se l’intera giornata fosse frammentata in micro-task, notifiche, urgenze improvvise. Un ritmo che, se non gestito, può trasformarsi in caos.

Il confine vita-lavoro si è dissolto

La progressiva erosione del confine tra vita privata e lavoro è emersa con forza anche da altri numeri:

Il risultato? Molti lavoratori descrivono le loro giornate come “caotiche e frammentate”, con un senso costante di rincorsa.

La sensazione di “avere sempre qualcosa da fare” si traduce in stress e fatica mentale, più che in vera produttività.

La domenica, un tempo considerata spazio inviolabile per la sfera personale, è diventata per molti un giorno “utile” per recuperare arretrati, preparare la settimana entrante o gestire le comunicazioni in arrivo da colleghi internazionali.

Questa scomparsa del tempo di recupero comporta effetti concreti sul benessere: meno tempo per sé, per la famiglia e per il riposo mentale. La distinzione tra tempo “on” e “off” è sempre più sfumata — e il rischio burnout diventa più concreto.

I rischi per benessere e produttività

Questa modalità lavorativa ha un costo:

Come affrontare la “infinite workday”?

Microsoft suggerisce alcune strategie concrete per aiutare aziende e lavoratori a recuperare il controllo sul proprio tempo:

L’obiettivo è costruire un modello di lavoro sostenibile, che valorizzi sia la performance che il benessere.

Un’occasione per ripensare il modo in cui lavoriamo

Il fenomeno della giornata lavorativa infinita evidenzia un nodo sempre più centrale: non è tanto una questione di ore, ma di equilibrio. La tecnologia ci ha permesso di essere sempre connessi, ma senza una cultura del lavoro che protegga tempi e spazi, il rischio è quello di un’iperconnessione cronica che svuota di senso la produttività stessa.

Per chi guida persone e organizzazioni, diventa sempre più importante interrogarsi su come costruire ambienti di lavoro sostenibili: dove il tempo è rispettato, le priorità sono chiare, e il benessere non è un benefit accessorio, ma parte integrante della strategia.

In questo scenario, cresce il valore di programmi strutturati di wellbeing, che includano non solo la salute fisica o mentale, ma anche aspetti organizzativi: spazi per il recupero, regole condivise sulla disconnessione e formazione sull’uso consapevole della tecnologia, e sull’utilizzo di strumenti di supporto come l’intelligenza artificiale per ridurre il carico ripetitivo.

Non esiste una soluzione unica, ma una direzione sì: rimettere la qualità del tempo al centro, per persone che lavorano meglio e organizzazioni più solide nel lungo periodo.

Novità fiscali 2025: cosa è cambiato per i lavoratori dipendenti, dalle aliquote IRPEF al bonus busta paga.

Dal 1° gennaio 2025 la tassazione degli stipendi in Italia ha subito un’importante revisione dovuta alla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024).

La riforma fiscale, entrata in vigore da diversi mesi, ha introdotto cambiamenti significativi, tra cui la riduzione degli scaglioni IRPEF da quattro a tre, un aumento delle detrazioni d’imposta, e nuove misure per ridurre il cosiddetto cuneo fiscale, attraverso bonus diretti e ulteriori detrazioni specifiche.

Vediamo nel dettaglio quali sono state le novità principali introdotte nel 2025 e come hanno impattato concretamente sulla busta paga dei lavoratori.

–> Quattordicesima, quale tassazione?

Nuovi scaglioni IRPEF: cosa è cambiato da gennaio 2025

A partire dal gennaio 2025, gli scaglioni IRPEF sono stati ridotti ufficialmente da quattro a tre, modificando così le aliquote applicate ai redditi:

Questa modifica dovrebbe comportare un risparmio fiscale per una platea di lavoratori, specialmente per coloro che percepiscono redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro.

Per questa fascia, infatti, l’aliquota IRPEF è passata dal precedente 25% al nuovo 23%, determinando un risparmio di circa 260 euro all’anno.

–>Come leggere una busta paga?

Detrazioni fiscali aumentate e ampliamento della “no tax area”

Un’altra novità importante della riforma fiscale del 2025 ha riguardato le detrazioni fiscali per i redditi più bassi:

Per i redditi annui fino a 15.000 euro, la detrazione base è stata aumentata da 1.880 euro a 1.955 euro. Questo aumento ha ampliato la cosiddetta “no tax area” fino a circa 8.500 euro, allineando così finalmente il trattamento fiscale dei lavoratori dipendenti con quello dei pensionati, che godevano già di tale soglia.

–>Quali i Bonus sociali (bonus bollette) per i redditi bassi?

Bonus diretto e riduzione del cuneo fiscale

A partire dal 2025 il Governo ha sostituito il sistema precedente di decontribuzione parziale con nuove misure dirette al lavoratore, introducendo:

Il bonus e l’ulteriore detrazione riguardano solo i titolari di redditi di lavoro dipendente. Sono quindi esclusi i titolari di redditi da pensione di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati.

Inoltre il bonus e l’ulteriore detrazione non si applicano ai titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (come, ad esempio, i collaboratori coordinati e continuativi).

Detrazioni fiscali familiari: nuove limitazioni dal 2025

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto, inoltre, nuove regole per le detrazioni fiscali relative ai carichi familiari, entrate in vigore già da gennaio:

Le detrazioni IRPEF non spettano per i figli con meno di 21 anni di età in quanto queste sono state sostituite, dal primo marzo 2022, dall’assegno unico e universale di cui al DLgs. 29.12.2021 n. 230, erogato dall’INPS in seguito alla presentazione di un’apposita domanda.

Queste modifiche hanno ristretto il campo di applicazione delle detrazioni, concentrandole sulle situazioni familiari più rilevanti fiscalmente.

Resta fermo che i figli possono essere considerati fiscalmente a carico a prescindere dalla circostanza che convivano con i genitori (infatti il figlio a carico può anche risiedere all’estero) o dal fatto che siano dediti o meno agli studi o a tirocinio gratuito.

Viene prevista inoltre ora la possibilità di beneficiare della detrazione anche per i figli del solo coniuge deceduto, a condizione che siano conviventi con il coniuge superstite; In precedenza, infatti, le detrazioni d’imposta per figli a carico non potevano essere riconosciute in relazione ai figli naturali dell’altro coniuge, in assenza di un formale provvedimento giudiziale di affidamento, anche se conviventi.

Limitazioni per contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro

Dal gennaio 2025 è stato introdotto un nuovo limite generale sulle detrazioni fiscali per chi guadagna oltre 75.000 euro all’anno. Questi contribuenti hanno visto l’applicazione di un tetto massimo alle spese detraibili, con poche eccezioni (spese sanitarie e investimenti specifici).

Lo scopo di questa misura è stato quello di garantire una maggiore equità fiscale, rendendo progressivamente meno conveniente il sistema delle detrazioni per i redditi più elevati.

Tassazione stipendi 2025: riepilogo delle novità entrate in vigore

Ricapitolando, dal gennaio 2025 i principali cambiamenti fiscali nella tassazione degli stipendi sono stati:

 

Scopri cos’è il bonus bollette 2025 (o bonus sociale), chi ne ha diritto e come ottenerlo

Con l’arrivo dell’estate torna al centro dell’attenzione il bonus bollette, una misura pensata per sostenere le famiglie italiane. È una misura che viene definita bonus sociale e prevede sconti sulle bollette di luce, gas e acqua, oltre a un contributo straordinario una tantum da 200 euro per chi rientra in determinate fasce ISEE.

In questo articolo vedremo funziona il bonus bollette 2025, chi può richiederlo, a quanto ammonta e cosa fare per ottenerlo.

Cos’è il bonus bollette 2025?

Il bonus bollette 2025 è un’agevolazione automatica applicata sulle bollette di luce, gas e acqua per le famiglie. 

In realtà comprende due forme di supporto:

Questo sostegno non richiede una domanda diretta: basta l’ISEE e il sistema informativo se ne occupa in automatico.

Chi ha diritto al bonus sociale 2025?

Per accedere al bonus sociale ordinario, è necessario rientrare in specifiche soglie ISEE.

Per quanto riguarda invece il contributo straordinario da 200 euro, la soglia è estesa: possono beneficiarne anche le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro, anche se non rientrano nei parametri per il bonus ordinario. Questo aiuto è destinato esclusivamente alla fornitura elettrica.

È importante verificare che il contratto di fornitura (luce, gas o acqua) sia intestato a un componente del nucleo familiare ISEE e che la fornitura sia attiva, anche se sospesa per morosità.

A quanto ammonta il bonus bollette 2025?

Gli importi variano in base alla tipologia di bonus:

Bonus elettrico ordinario (valori annuali):

Nucleo familiareImporto annuoMedia mensile
1-2 componenti€167,90€13,80
3-4 componenti€219,00€18,00
Oltre 4€240,90€19,80

Bonus gas

L’importo dipende da diversi fattori: zona climatica, uso del gas (acqua calda, riscaldamento, cottura) e composizione del nucleo familiare. Viene erogato ogni tre mesi.

Bonus idrico

Consente una fornitura gratuita di circa 18–25 metri cubi di acqua potabile all’anno per ogni componente del nucleo familiare.

Contributo straordinario 2025

È una misura una tantum del valore complessivo di 200 euro, riconosciuta in forma automatica sulle bollette della luce tra aprile e luglio 2025. L’erogazione avverrà su base giornaliera e sarà visibile direttamente nella bolletta elettrica.

Come ottenere il bonus bollette 2025

La buona notizia è che non c’è bisogno di presentare alcuna domanda specifica.

Basta presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’attestazione ISEE. Da lì in poi è tutto automatizzato: il Sistema Informativo Integrato (SII) incrocerà i dati e verificherà se il tuo nucleo familiare ha diritto al bonus. Se sì, gli sconti appariranno direttamente in bolletta.

I tempi di attivazione variano:

E in caso di gravi condizioni di salute?

Oltre ai bonus legati al reddito, esiste anche il bonus per disagio fisico, riservato a chi necessita di apparecchiature elettromedicali salvavita.

In questo caso non è richiesto un ISEE specifico, ma bisogna presentare domanda al proprio Comune o al CAF, con certificazione medica allegata.

Conclusione: se non hai diritto al bonus è importante sapersi muovere ed essere informati

Il bonus bollette 2025 rappresenta un aiuto concreto per milioni di famiglie italiane. L’importante è presentare in tempo la DSU, per attivare i meccanismi automatici che porteranno sconti reali sulle bollette di luce, gas e acqua nel corso dell’anno.

Che tu ne abbia o meno diritto è comunque importante considerare il bonus sociale/bonus bollette 2025 come un aiuto una tantum e quindi è bene iniziare anche a pianificare e a creare un tuo budget finanziario familiare per accrescere il benessere finanziario tuo e della tua famiglia.

E soprattutto è importante imparare a conoscere come si struttura il costo della bolletta, capire le offerte e sapere come “switchare” fra gli operatori.