
Una guida chiara per capire cos’è il TFR, come si calcola e quali sono i tempi di pagamento per i dipendenti privati.

Cos’è il TFR e perché è così importante
Il TFR, Trattamento di Fine Rapporto, è una somma che ogni lavoratore accumula durante gli anni di servizio e che gli viene erogata al termine del rapporto di lavoro.
È un istituto tipicamente italiano, una forma di risparmio forzato che accompagna il lavoratore lungo tutta la sua vita professionale.
Non è un premio e non è un incentivo: è una parte dello stipendio che viene accantonata mese dopo mese, destinata a diventare una risorsa economica per il futuro.
Come funziona il TFR e come matura
Il TFR matura ogni anno ed è calcolato sulla base della retribuzione annua del dipendente.
La formula è semplice: si prende la retribuzione dell’anno e la si divide per 13,5. Da questa cifra si deve poi sottrarre lo 0,5% che va all’INPS (contributo aggiuntivo), portando il calcolo effettivo della quota accantonata a circa il 6,91% della retribuzione utile.
La somma ottenuta costituisce la quota annuale di TFR che si aggiunge a quanto già accumulato negli anni precedenti. La quota maturata viene poi rivalutata ogni anno secondo un meccanismo preciso che protegge il valore del TFR nel tempo.
La rivalutazione si compone di:
- Una parte fissa dell’1,5 per cento
- Una parte variabile pari al 75 per cento dell’inflazione.
È un sistema pensato per preservare il potere d’acquisto di una somma che spesso resta in azienda per decenni.
Come si calcola il TFR: un esempio semplice
Per rendere più chiaro il calcolo immaginiamo una retribuzione annua lorda di 25.000 euro.
La quota annuale di TFR sarà:
25.000€ (RAL) / 13,5 = 1.851,85€.
Sottrai il contributo dello 0,5%:
1851,85 € – (0,5% di 25.000€) = 1851,85€ – 125€ = 1.726,85€.
Questa cifra si somma a quanto già maturato negli anni precedenti, al netto delle tasse e delle eventuali anticipazioni richieste dal dipendente.
Negli anni successivi si aggiungeranno le rivalutazioni, che rappresentano una componente importante nel lungo periodo.
Quando deve essere pagato il TFR: i tempi reali
Una delle domande più frequenti riguarda proprio i tempi di pagamento del TFR. La legge non prevede una data unica uguale per tutti, perché il pagamento dipende dal tipo di contratto collettivo applicato (CCNL)e dal regolamento interno di ciascuna azienda.
In linea generale il TFR deve essere pagato entro pochi mesi dalla cessazione del rapporto, salvo eccezioni.
Nella pratica si osservano queste tempistiche:
- Nel settore privato il TFR viene pagato in media entro 30 o 60 giorni
- Alcuni contratti collettivi consentono tempi più lunghi, fino a 90 giorni
- Nelle aziende con procedure di liquidazione o crisi i tempi possono allungarsi.
È una zona grigia che crea spesso incertezza, motivo per cui molte persone cercano informazioni al riguardo solo al momento del bisogno.
TFR dopo il licenziamento: quando arriva davvero
In caso di licenziamento il TFR segue le stesse regole generali.
Deve essere versato entro i tempi previsti dal contratto collettivo e nella stessa modalità utilizzata nei casi di dimissioni volontarie. Non esiste infatti una penalizzazione o una attesa aggiuntiva per chi è stato licenziato.
La complessità nasce quando l’azienda vive un momento delicato dal punto di vista finanziario, perché il TFR è un credito privilegiato ma non immediato.
Per questo molti lavoratori vivono il momento dell’attesa con apprensione. Il TFR rappresenta spesso un cuscinetto economico essenziale, un sostegno per affrontare i mesi successivi a un cambiamento lavorativo improvviso.
Il TFR può essere pagato in più rate
Sì, il TFR può essere corrisposto in più soluzioni nei casi in cui il contratto collettivo o gli accordi aziendali lo prevedano.
Questa modalità viene applicata soprattutto nelle realtà più grandi, dove il numero di cessazioni mensili è elevato e l’erogazione in un’unica soluzione rischia di creare squilibri.
I contratti che prevedono le rate stabiliscono anche i limiti temporali entro cui il TFR deve essere pagato per intero. In genere si parla di una suddivisione in due o tre tranche, ciascuna versata entro intervalli precisi.
Come leggere il TFR in busta paga
Ogni dipendente può controllare la propria quota di TFR maturata direttamente nella busta paga.
È indicata in un riquadro dedicato, solitamente nelle ultime pagine del cedolino, insieme al totale maturato, alle rivalutazioni e alle eventuali anticipazioni ricevute.
Queste informazioni permettono al lavoratore di fare una stima realistica del proprio TFR e di evitare sorprese al momento della cessazione del rapporto.
È un’abitudine semplice, ma spesso trascurata, che contribuisce alla propria consapevolezza finanziaria.
Cosa succede se il TFR non viene pagato nei tempi
Se il TFR non viene erogato entro i tempi previsti il lavoratore può procedere in diversi modi:
- Richiedere formalmente il pagamento tramite comunicazione scritta
- Rivolgersi alle organizzazioni sindacali o a un patronato
- Attivare una procedura di diffida tramite un legale
- In ultima istanza ricorrere al giudice del lavoro.
Il TFR è un diritto e gode di una forma di tutela particolare. Anche nei casi di insolvenza aziendale il Fondo di Garanzia INPS può intervenire per garantire l’importo spettante.
La tassazione del TFR: come funziona?
La tassazione del TFR segue regole diverse rispetto allo stipendio e questo spesso genera confusione. Non viene tassato con le aliquote ordinarie IRPEF, ma attraverso un sistema detto tassazione separata, pensato per evitare che una somma maturata in molti anni venga assoggettata a un’unica aliquota troppo alta.
Il meccanismo si basa su un calcolo che tiene conto del reddito percepito negli anni in cui il TFR è maturato. L’Agenzia delle Entrate determina quindi un’aliquota media, applicata in modo specifico alla somma accantonata.
È una logica che cerca di attenuare il peso fiscale, anche se l’effetto dipende molto dalla storia retributiva del lavoratore.
Ci sono alcuni elementi utili da ricordare:
- Il TFR maturato in azienda viene tassato in modo più favorevole rispetto allo stipendio mensile
- Le rivalutazioni del TFR non seguono la tassazione separata, ma un’imposta sostitutiva dell’11 per cento;
- Il TFR destinato ai fondi pensione gode di una tassazione ancora più bassa, che può arrivare fino al 9 per cento dopo molti anni di adesione.
Questo significa che le scelte fatte durante la vita lavorativa hanno un impatto diretto sulla somma che verrà effettivamente percepita.
È un tema spesso sottovalutato, perché il TFR viene percepito come un diritto automatico, mentre in realtà la sua gestione fiscale richiede attenzione e consapevolezza.
Il ruolo delle risorse umane: una questione di trasparenza e fiducia
Per l’HR Manager il TFR non è solo un adempimento tecnico. Rappresenta uno degli elementi più sensibili nella relazione con il dipendente, perché coinvolge aspetti economici e psicologici allo stesso tempo.
Una gestione chiara del TFR contribuisce a creare fiducia tra persone e organizzazione.
La trasparenza sulle tempistiche, la comunicazione delle modalità di calcolo e l’assistenza nella lettura delle buste paga sono attività che migliorano il clima interno.
Un dipendente che comprende come matura il proprio TFR vive con più serenità il proprio percorso lavorativo.
In un contesto lavorativo sempre più complesso, la capacità di orientare i dipendenti nelle proprie scelte finanziarie diventa parte integrante del benessere finanziario.
Conclusione
Il TFR è una forma di risparmio che accompagna ogni lavoratore dalla prima all’ultima busta paga. Saperlo leggere, calcolare e prevedere significa avere un rapporto più consapevole con la propria vita professionale.
Per HR è un terreno di relazione e responsabilità, perché dalla chiarezza su questi aspetti nasce gran parte della fiducia che lega le persone all’azienda.

Novità fiscali 2025: cosa è cambiato per i lavoratori dipendenti, dalle aliquote IRPEF al bonus busta paga.
Dal 1° gennaio 2025 la tassazione degli stipendi in Italia ha subito un’importante revisione dovuta alla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024).
La riforma fiscale, entrata in vigore da diversi mesi, ha introdotto cambiamenti significativi, tra cui la riduzione degli scaglioni IRPEF da quattro a tre, un aumento delle detrazioni d’imposta, e nuove misure per ridurre il cosiddetto cuneo fiscale, attraverso bonus diretti e ulteriori detrazioni specifiche.
Vediamo nel dettaglio quali sono state le novità principali introdotte nel 2025 e come hanno impattato concretamente sulla busta paga dei lavoratori.
–> Quattordicesima, quale tassazione?
Nuovi scaglioni IRPEF: cosa è cambiato da gennaio 2025
A partire dal gennaio 2025, gli scaglioni IRPEF sono stati ridotti ufficialmente da quattro a tre, modificando così le aliquote applicate ai redditi:
fino a 28.000 euro: aliquota confermata al 23%
da 28.001 a 50.000 euro: aliquota del 35%
oltre i 50.000 euro: aliquota del 43%
Questa modifica dovrebbe comportare un risparmio fiscale per una platea di lavoratori, specialmente per coloro che percepiscono redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro.
Per questa fascia, infatti, l’aliquota IRPEF è passata dal precedente 25% al nuovo 23%, determinando un risparmio di circa 260 euro all’anno.
–>Come leggere una busta paga?
Detrazioni fiscali aumentate e ampliamento della “no tax area”
Un’altra novità importante della riforma fiscale del 2025 ha riguardato le detrazioni fiscali per i redditi più bassi:
Per i redditi annui fino a 15.000 euro, la detrazione base è stata aumentata da 1.880 euro a 1.955 euro. Questo aumento ha ampliato la cosiddetta “no tax area” fino a circa 8.500 euro, allineando così finalmente il trattamento fiscale dei lavoratori dipendenti con quello dei pensionati, che godevano già di tale soglia.
–>Quali i Bonus sociali (bonus bollette) per i redditi bassi?
Bonus diretto e riduzione del cuneo fiscale
A partire dal 2025 il Governo ha sostituito il sistema precedente di decontribuzione parziale con nuove misure dirette al lavoratore, introducendo:
Un bonus diretto mensile per tutti i lavoratori dipendenti con reddito fino a 20.000 euro annui.
Una ulteriore detrazione fiscale applicata direttamente in busta paga per i redditi compresi tra 20.001 e 40.000 euro annui.
Il bonus e l’ulteriore detrazione riguardano solo i titolari di redditi di lavoro dipendente. Sono quindi esclusi i titolari di redditi da pensione di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati.
Inoltre il bonus e l’ulteriore detrazione non si applicano ai titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (come, ad esempio, i collaboratori coordinati e continuativi).
Detrazioni fiscali familiari: nuove limitazioni dal 2025
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto, inoltre, nuove regole per le detrazioni fiscali relative ai carichi familiari, entrate in vigore già da gennaio:
Le detrazioni IRPEF per figli a carico sono state limitate ai soli figli tra i 21 e i 30 anni (salvo disabilità certificata).
Le detrazioni IRPEF non spettano per i figli con meno di 21 anni di età in quanto queste sono state sostituite, dal primo marzo 2022, dall’assegno unico e universale di cui al DLgs. 29.12.2021 n. 230, erogato dall’INPS in seguito alla presentazione di un’apposita domanda.
Le detrazioni per altri familiari a carico (come fratelli, sorelle, generi, nuore) sono state eliminate, rimanendo valide solo per ascendenti diretti (genitori, nonni) purché conviventi con il contribuente.
Queste modifiche hanno ristretto il campo di applicazione delle detrazioni, concentrandole sulle situazioni familiari più rilevanti fiscalmente.
Resta fermo che i figli possono essere considerati fiscalmente a carico a prescindere dalla circostanza che convivano con i genitori (infatti il figlio a carico può anche risiedere all’estero) o dal fatto che siano dediti o meno agli studi o a tirocinio gratuito.
Viene prevista inoltre ora la possibilità di beneficiare della detrazione anche per i figli del solo coniuge deceduto, a condizione che siano conviventi con il coniuge superstite; In precedenza, infatti, le detrazioni d’imposta per figli a carico non potevano essere riconosciute in relazione ai figli naturali dell’altro coniuge, in assenza di un formale provvedimento giudiziale di affidamento, anche se conviventi.
Limitazioni per contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro
Dal gennaio 2025 è stato introdotto un nuovo limite generale sulle detrazioni fiscali per chi guadagna oltre 75.000 euro all’anno. Questi contribuenti hanno visto l’applicazione di un tetto massimo alle spese detraibili, con poche eccezioni (spese sanitarie e investimenti specifici).
Lo scopo di questa misura è stato quello di garantire una maggiore equità fiscale, rendendo progressivamente meno conveniente il sistema delle detrazioni per i redditi più elevati.
Tassazione stipendi 2025: riepilogo delle novità entrate in vigore
Ricapitolando, dal gennaio 2025 i principali cambiamenti fiscali nella tassazione degli stipendi sono stati:
Passaggio ufficiale da quattro a tre scaglioni IRPEF
Incremento delle detrazioni fiscali e ampliamento della no tax area
Bonus diretto mensile per redditi fino a 20.000 euro
Ulteriore detrazione per redditi tra 20.001 e 40.000 euro
Nuovi limiti più stringenti alle detrazioni per carichi familiari e redditi alti

Cos’è la quattordicesima, a chi spetta, quando arriva e come gestirla al meglio
Cos’è la quattordicesima e cenni storici
La quattordicesima mensilità è una mensilità aggiuntiva che si affianca alle dodici mensilità ordinarie e alla tredicesima. Non tutti i lavoratori ne hanno diritto: è prevista solo se espressamente inclusa dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato o da specifici accordi aziendali.
È, di fatto, una parte della retribuzione annuale del lavoratore che viene trattenuta dalla retribuzione mensile per essere riconosciuta in un’unica soluzione una volta all’anno, esattamente come la tredicesima.
I datori di lavoro la calcolano come una dodicesima parte della retribuzione lorda mensile per ogni mese lavorato, includendo eventuali elementi fissi (es. superminimi o scatti di anzianità), ma escludendo straordinari o premi variabili.
Questa mensilità aggiuntiva ha origini storiche legate ai settori con forte stagionalità, come il commercio e il turismo, dove la quattordicesima fungeva da incentivo economico per affrontare le spese del periodo estivo. Con il tempo, è diventata una prassi consolidata in diversi ambiti del mondo del lavoro, anche se non universalmente riconosciuta.
Tassazione e calcolo della quattordicesima
Dal punto di vista fiscale, la quattordicesima è soggetta alle normali trattenute IRPEF, come qualsiasi altro elemento della retribuzione. Non esistono esenzioni particolari: viene tassata secondo gli scaglioni fiscali vigenti e incide sul reddito complessivo ai fini del calcolo annuale.
Il calcolo della quattordicesima avviene in modo proporzionale rispetto ai mesi effettivamente lavorati nel periodo di maturazione, che di norma va dal 1° luglio dell’anno precedente al 30 giugno dell’anno in corso. Se il lavoratore ha avuto interruzioni o è stato assunto in corso d’anno, l’importo sarà calcolato in proporzione.
Quali CCNL prevedono la quattordicesima
Non tutti i contratti collettivi nazionali riconoscono la quattordicesima. Alcuni dei CCNL più comuni che prevedono questa mensilità aggiuntiva sono:
CCNL Commercio e Terziario (Confcommercio, Confesercenti)
CCNL Turismo e Pubblici Esercizi
CCNL Autotrasporti e Logistica
CCNL Pulizie, Multiservizi, Vigilanza privata
CCNL Chimico-Farmaceutico e Metalmeccanico (in alcuni casi)
Altri contratti come quello del settore Industria o alcuni comparti pubblici non prevedono la quattordicesima ma soltanto la tredicesima.
È sempre consigliabile consultare il proprio CCNL di riferimento o la lettera di assunzione per sapere con certezza se si ha diritto alla quattordicesima.
Quando arriva la quattordicesima
La quattordicesima mensilità viene generalmente corrisposta nel mese di giugno o luglio, in una data stabilita dal contratto collettivo o dal regolamento aziendale.
In alcuni contratti, come nel commercio, viene erogata in busta paga separata nel mese di luglio, per supportare le spese estive (vacanze, tasse, conguagli). In altri casi, può essere versata contestualmente alla busta paga di giugno o con una voce a parte.
In ogni caso, la data e le modalità di pagamento possono variare da azienda ad azienda, quindi è utile chiedere chiarimenti all’ufficio del personale o consultare la propria busta paga.
Come leggere la quattordicesima in busta paga
La quattordicesima viene indicata in busta paga con una voce specifica, spesso abbreviata come “Q14”, “14esima” o “mensilità aggiuntiva”.
Ecco cosa controllare:
Importo lordo: indica la somma maturata nel periodo di riferimento.
Trattenute IRPEF: si applicano in base agli scaglioni di reddito.
Contributi previdenziali: INPS o altri enti, come da prassi su retribuzioni ordinarie.
Netto a pagare: è l’importo effettivo che arriva al lavoratore.
La sezione della busta paga relativa a mensilità aggiuntive contiene tutte le voci di calcolo. È utile leggerla attentamente, anche per confrontare eventuali differenze rispetto all’anno precedente o comprendere meglio l’impatto delle trattenute.
Si può rinunciare alla quattordicesima? E cosa significa “dodicemensilizzarla”?
Se la quattordicesima mensilità è prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato, non è possibile rinunciarvi liberamente: si tratta di un diritto contrattuale che fa parte della retribuzione differita del lavoratore. Non può quindi essere eliminata o esclusa senza un accordo formale conforme alle norme.
Tuttavia, esistono alcuni casi in cui la quattordicesima può essere erogata in modo diverso, ad esempio “spalmata” nelle mensilità ordinarie, anziché come somma unica nel mese di giugno o luglio.
Questo processo si chiama “dodicemensilizzazione” della quattordicesima.
Quando è possibile la dodicemensilizzazione?
È possibile con un accordo individuale scritto: anche se prevista dal CCNL, in alcuni casi il lavoratore può chiedere di riceverla mensilmente, ma solo se ciò è formalizzato per iscritto e il datore di lavoro acconsente.
Nei contratti a progetto, a tempo determinato o part-time ciclico, dove non si maturano mensilità aggiuntive, la retribuzione può includere una quota mensile che “anticipa” tredicesima o quattordicesima.
Vantaggi e svantaggi della dodicemensilizzazione
Vantaggi: maggiore regolarità nel reddito mensile, utile per chi preferisce gestire le proprie finanze con budget costanti.
Svantaggi: si perde la disponibilità di una somma più ampia in un unico momento, utile per risparmio, spese straordinarie o gestione stagionale del denaro.
In ogni caso è importante sottolineare che nessuna modifica può essere imposta unilateralmente dal datore di lavoro.
Se la quattordicesima è prevista dal contratto, va riconosciuta nella forma e nei tempi stabiliti, salvo specifici accordi scritti e conformi alla normativa vigente. Per evitare errori o irregolarità, è sempre consigliabile consultare il proprio CCNL e, se necessario, rivolgersi a un consulente del lavoro o al proprio sindacato.
Educazione finanziaria e risparmio: come gestire la quattordicesima
Ricevere una mensilità extra è un’opportunità preziosa che può essere gestita in modo intelligente. All’interno di una prospettiva di educazione finanziaria personale, la quattordicesima può rappresentare un’occasione concreta per migliorare la propria stabilità economica o costruire un piccolo progetto di risparmio.
Ecco alcune buone pratiche:
Pianifica le spese stagionali: destina una parte della somma a vacanze, spese per figli o acquisti programmati.
Risparmia una percentuale fissa: crea o alimenta il tuo fondo di emergenza o un conto deposito.
Riduci eventuali debiti: anticipare una rata o ridurre scoperti può farti risparmiare sugli interessi.
Investi in formazione personale: un corso, un libro o una consulenza possono avere ritorni duraturi.
Usa strumenti digitali per il budget: tenere traccia delle entrate extra ti aiuta a sviluppare consapevolezza.
L’inserimento della quattordicesima in un budget personale ben pianificato è un’ottima occasione per fare un passo in avanti verso una gestione più equilibrata delle finanze. Promuovere queste logiche anche in azienda significa rafforzare la cultura del benessere finanziario, a beneficio di tutti.
Conclusione
La quattordicesima è uno strumento che, se compreso e utilizzato in modo strategico, può migliorare la qualità della vita del lavoratore, contribuendo al suo equilibrio economico e al suo benessere generale.
Conoscere i propri diritti contrattuali, capire come leggerla in busta paga e adottare un approccio consapevole alla sua gestione sono passi fondamentali per potenziare la propria educazione finanziaria.
La busta paga è il documento che il tuo datore di lavoro ti consegna ogni mese e che riassume la retribuzione, i contributi e le tasse trattenute dal tuo stipendio. Imparare a leggere una busta paga ti aiuta a capire quanto effettivamente guadagni, quali sono i costi a tuo carico e come viene calcolato il netto in busta.
Struttura di una busta paga
1. Intestazione
- Include i dati anagrafici del lavoratore (nome, cognome, codice fiscale) e dell’azienda (ragione sociale, sede legale).
- Viene specificato il contratto di lavoro applicato e il periodo di riferimento (mese e anno).
2. Retribuzione lorda
- Qui trovi l’importo complessivo dello stipendio prima delle trattenute.
- Può essere suddivisa in diverse voci, come paga base, scatti di anzianità, straordinari, bonus o premi di produttività.
3. Trattenute
- Sono gli importi che vengono sottratti dalla tua retribuzione lorda.
- Comprendono:
Contributi previdenziali (INPS): servono a finanziare la tua pensione futura e altre prestazioni sociali.
IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche): è la principale imposta sul reddito in Italia.
Addizionali regionali e comunali: quote di imposte locali.
- Altre eventuali trattenute, come cassa previdenziale per alcune categorie o contributi per fondi pensione integrativi.
4. Retribuzione netta
- È ciò che effettivamente ricevi sul tuo conto dopo aver sottratto tutte le trattenute dalla retribuzione lorda.
- In pratica, è il “saldo finale” della tua busta paga.
5. Altre informazioni utili
- TFR (Trattamento di Fine Rapporto): viene accantonato mensilmente, ma non compare come somma netta percepita nel mese.
- Dettaglio ferie e permessi: indica quanti giorni di ferie e permessi hai maturato e quanti ne hai utilizzati.
- Codici e voci particolari: possono esserci causali aggiuntive (es. malattia, maternità, cassa integrazione).
Perché è fondamentale saper leggere la busta paga
- Trasparenza e controllo: conoscere il dettaglio di tasse e contributi ti permette di verificare la correttezza dei calcoli.
- Previsione pensionistica: capire quanto versi all’INPS è utile per pianificare il tuo futuro.
- Consapevolezza finanziaria: avere un’idea chiara di ciò che guadagni e di quanto versi in imposte e previdenza ti aiuta a gestire meglio le tue finanze personali.
Consigli pratici per non farti sorprendere dalla busta paga
- Confronta ogni mese
Tieni sempre una copia della tua busta paga e verifica se ci sono discrepanze rispetto ai mesi precedenti, ad esempio modifiche nello stipendio lordo o nelle trattenute. - Utilizza strumenti online
Molti siti e calcolatori digitali ti consentono di simulare la tua busta paga e confrontarla con il documento ricevuto per assicurarti che i numeri coincidano. - In caso di dubbi, chiedi aiuto
Se non capisci alcune voci, rivolgiti al tuo commercialista, al tuo datore di lavoro o a un sindacato per avere spiegazioni più dettagliate.
Conclusioni
Saper leggere la busta paga è una competenza essenziale per chiunque lavori in Italia. Ti permette di avere piena consapevolezza della tua retribuzione netta, delle trattenute e di come vengono gestiti i tuoi contributi previdenziali. Con un po’ di pratica, ti sarà sempre più semplice controllare le voci e capire se il tuo stipendio corrisponde al dovuto.
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Fonti
- INPS: Portale INPS
- Forbes: Agenzia delle Entrate – Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF): Aliquote e calcolo

Quando parliamo di mensilità aggiuntive, ci riferiamo a compensi extra che alcuni lavoratori dipendenti ricevono oltre le 12 mensilità standard.
In Italia, le due mensilità aggiuntive più comuni sono la tredicesima e la quattordicesima, ma è fondamentale comprendere che non sono garantite a tutti i dipendenti e che le modalità di ricezione variano a seconda del contratto di lavoro.
La tredicesima mensilità
La tredicesima mensilità è la più diffusa e consiste in una somma aggiuntiva corrisposta dai datori di lavoro ai propri dipendenti nel mese di dicembre, in coincidenza con le festività natalizie.
Si tratta di una vera e propria mensilità extra, calcolata sulla base della retribuzione annua lorda, divisa per dodici mesi. Questo pagamento rappresenta un modo per sostenere le spese natalizie dei lavoratori ed è generalmente previsto per quasi tutti i lavoratori dipendenti a tempo determinato e indeterminato nel settore privato.
La quattordicesima mensilità
La quattordicesima, invece, è meno diffusa e destinata solo a categorie specifiche di lavoratori, come quelli impiegati nei settori del commercio, turismo, e servizi di pulizia, oltre ad alcune tipologie di operai del settore pubblico e privato.
A differenza della tredicesima, viene corrisposta tra giugno e luglio e funge da gratifica estiva. Non tutti i contratti collettivi nazionali (CCNL) la prevedono, quindi non è universalmente riconosciuta.
Tassazione e detrazioni sulle mensilità aggiuntive
Sia la tredicesima che la quattordicesima sono soggette a tassazione secondo le aliquote IRPEF in vigore. Inoltre, a differenza delle mensilità ordinarie, sulle mensilità aggiuntive non si applicano le detrazioni d’imposta.
Questo significa che l’importo netto risulta generalmente inferiore rispetto a una mensilità normale, dato che non si beneficia delle riduzioni che alleggeriscono le imposte mensili applicate sullo stipendio standard.
A chi spettano le mensilità aggiuntive?
Le mensilità aggiuntive spettano prevalentemente ai dipendenti subordinati del settore privato e pubblico, con esclusione di lavoratori autonomi e con contratto a progetto, che non ricevono né tredicesima né quattordicesima.
Anche i lavoratori part-time e quelli assunti in corso d’anno possono ricevere queste mensilità, ma in misura proporzionata al numero di ore lavorate e al periodo effettivo di servizio.
Conclusione
Le mensilità aggiuntive rappresentano un importante sostegno economico per molti lavoratori italiani, anche se non garantite universalmente.
Tuttavia, è essenziale che ciascun lavoratore verifichi le specifiche del proprio contratto per conoscere i dettagli sui diritti e le modalità di calcolo e pagamento di questi bonus retributivi.
Fonti
- La Legge per Tutti: La Legge per Tutti
- World Economic Forum: Qui Finanza
- INPS: Portale Inps – Home