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Settembre è il momento perfetto per fare il punto su bonus, agevolazioni e altre misure che sono state disposte per aiutare i redditi più bassi. La Carta Dedicata a Te, la rottamazione delle cartelle degli enti locali, il bonus nuovi nati. E non solo: bonus mamme, asilo nido e psicologo. Ecco cosa fare e entro quando.

Carta Dedicata a Te 2026: 500 euro da ottobre, senza fare domanda

La Carta Dedicata a Te è un contributo da 500 euro caricato su una carta prepagata Postepay, destinato alle famiglie con ISEE ordinario fino a 15.000 euro. Confermata per il 2026 e il 2027 con decreto attuativo del 17 giugno 2026.

Come funziona. Non esiste una domanda da presentare. L’INPS elabora gli elenchi dei potenziali beneficiari incrociando i dati ISEE e li trasmette ai Comuni. Chi risulta assegnatario riceve una comunicazione dal Comune con le istruzioni per il ritiro presso gli uffici postali.

Chi ha la priorità. La graduatoria favorisce i nuclei familiari con almeno tre componenti e a chi ha l’ISEE più basso.

Chi è escluso. I nuclei che percepiscono l’Assegno di Inclusione, la Carta Acquisti, la NASpI, la DIS-COLL, la Cassa Integrazione o qualsiasi altra forma di integrazione salariale erogata dallo Stato.

Quando arriva e quando va usata. Gli accrediti partono da ottobre 2026. Il primo pagamento va effettuato entro il 16 dicembre 2026, pena la decadenza dalla quota 2026. Le somme possono essere spese fino al 10 ottobre 2027.

Cosa fare adesso. L’unico passo che spetta al cittadino è verificare di avere un ISEE 2026 aggiornato e valido. I requisiti sono stati fotografati alla data di pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale (3 agosto 2026). Per chi deve anche presentare la dichiarazione dei redditi entro settembre, la guida sulle scadenze del 730 2026 riepiloga tutto quello che c’è da fare.

Rottamazione cartelle enti locali: domande dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026

La rottamazione quinquies (tecnicamente “definizione agevolata”) è stata estesa ai debiti iscritti a ruolo verso Comuni, Regioni e altri enti locali che hanno deliberato l’adesione entro il 30 giugno 2026. Riguarda i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.

Cosa si risparmia. Si estinguono i debiti pagando il capitale e le spese di riscossione, senza sanzioni e senza interessi di mora.

Scadenze aggiornate (modificate dalla Legge 113/2026):
• Dal 15 ottobre 2026: disponibili i carichi definibili nell’area riservata AdER
• Dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026: domanda online sul portale AdER
• Entro 28 febbraio 2027: AdER comunica importo e piano di pagamento
• Pagamento in unica soluzione entro 31 marzo 2027, oppure in 54 rate bimestrali al 3% annuo

Importante. Per i carichi erariali (Agenzia delle Entrate, INPS) il termine è scaduto il 30 aprile 2026. Questa finestra riguarda esclusivamente i tributi locali.

Cosa fare adesso. Verificare la posizione debitoria nell’area riservata di AdER con SPID o CIE, controllare se il proprio Comune ha deliberato l’adesione, tenere pronta la documentazione per il 16 ottobre. Chi non ha SPID può presentare domanda tramite CAF o patronato.

Bonus nuovi nati 2026: 1.000 euro INPS, la scadenza è personale

Il contributo natalità INPS è un contributo una tantum da 1.000 euro, esentasse, per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo nel 2026. Va richiesto con domanda sul portale INPS entro un termine preciso.

Requisiti. ISEE inferiore a 40.000 euro, cittadinanza italiana o UE o permesso di soggiorno di lungo periodo, residenza in Italia.

Scadenza personale. Il termine è 120 giorni dalla nascita o adozione. Non è uguale per tutti. Chi ha un figlio nato il 1° settembre 2026 ha tempo fino al 30 dicembre 2026.

Fondi limitati. Le domande vengono accolte in ordine cronologico fino all’esaurimento delle risorse: 360 milioni di euro annui. A maggio 2026 erano già state liquidate oltre 40.000 domande. Conviene fare domanda appena possibile. Per un quadro più ampio su come i bonus si integrano con il benessere finanziario aziendale, la guida FunniFin analizza il tema in ottica B2B.

Gemelli. Il bonus spetta per ogni figlio: per i gemelli 2.000 euro totali.

Bonus mamme 2026: 60 euro al mese per le lavoratrici con figli

Il bonus mamme 2026 è un contributo mensile da 60 euro (720 euro annui) riconosciuto dall’INPS alle lavoratrici madri con almeno due figli a carico. Rispetto al 2025, quando l’importo era di 40 euro al mese, la Legge di Bilancio 2026 ha incrementato il beneficio di 20 euro mensili.

Chi ne ha diritto. Lavoratrici dipendenti (pubbliche e private, escluso il lavoro domestico) e lavoratrici autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria, con almeno due figli a carico e reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui. Il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni (due figli) o meno di 18 anni (tre o più figli).

Come e quando viene pagato. Non arriva mensilmente in busta paga: viene erogato dall’INPS in unica soluzione con la mensilità di dicembre, previa domanda sul portale INPS. Non concorre al reddito imponibile e non incide sull’ISEE.

Non cumulabile con l’esonero contributivo IVS. Il bonus da 60 euro e l’esonero contributivo IVS (fino a 3.000 euro annui per madri con tre o più figli a tempo indeterminato) sono misure distinte e non cumulabili. Chi ha l’esonero in busta paga non può richiedere anche il bonus INPS.

Bonus psicologo 2026: voucher fino a 1.500 euro, date ancora da confermare

Il bonus psicologo è un voucher per sessioni di psicoterapia con professionisti privati aderenti alla piattaforma INPS, confermato per il 2026 con uno stanziamento di 8,5 milioni di euro.

Importi per fascia ISEE:
• ISEE fino a 15.000 euro: 1.500 euro
• ISEE tra 15.001 e 30.000 euro: 1.000 euro
• ISEE tra 30.001 e 50.000 euro: 500 euro

Le date non sono ancora ufficiali. Al momento l’INPS non ha ancora comunicato le date di apertura delle domande per il 2026. Negli anni precedenti la finestra era tra settembre e novembre. Le domande vengono assegnate per graduatoria ISEE, non in ordine cronologico: chi ha l’ISEE più basso ha la precedenza.

Cosa fare adesso. Verificare di avere un ISEE 2026 aggiornato e le credenziali SPID attive. Monitorare la sezione “Contributo sessioni psicoterapia” sul portale INPS. Una volta ottenuto il voucher, la prima seduta va effettuata entro 60 giorni e il codice ha validità di 270 giorni.

Bonus asilo nido 2026: rimborsi più veloci dal 1° settembre

Il bonus asilo nido rimborsa le rette mensili pagate per asili nido pubblici e privati autorizzati, per un massimo di 11 mensilità annue. Dal 1° settembre 2026 i Comuni trasmettono all’INPS i dati delle strutture autorizzate automaticamente, rendendo i rimborsi più rapidi.

Importi 2026 (basati sull’ISEE minorenni):
• Bambini nati dal 2024, con fratello under 10 e ISEE ≤40.000 euro: fino a 3.600 euro annui
• ISEE fino a 25.000 euro: 3.000 euro annui
• ISEE tra 25.001 e 40.000 euro: 2.500 euro annui
• Senza ISEE valido o oltre soglia: 1.500 euro annui

Come funziona. Non è un anticipo ma un rimborso: il genitore paga la retta, carica la ricevuta sul portale INPS e riceve il rimborso entro 30-40 giorni. Domanda entro il 31 dicembre 2026, ma chi vuole coprire le rette da settembre dovrebbe presentarla subito. Dal 2026 il bonus è esteso anche a sezioni primavera e servizi integrativi abilitati.

Bonus affitto genitori separati 2026: fino a 6.000 euro, ma i fondi non sono ancora sbloccati

La Legge di Bilancio 2026 ha istituito un Fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati con figli a carico non assegnatari della casa familiare. Il contributo coprirà il 50% del canone di locazione, fino a un massimo di 6.000 euro annui. I requisiti annunciati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT): reddito IRPEF non superiore a 35.000 euro (non ISEE), almeno un figlio a carico fino a 21 anni, regolarità nei versamenti di mantenimento, contratto di locazione registrato, nessun immobile di proprietà entro 50 km dall’ex abitazione familiare. Non è cumulabile con altri sussidi pubblici per l’affitto.

Il 29 agosto 2026 il MIT ha trasmesso al MEF la documentazione per sbloccare le risorse. Al momento della pubblicazione di questo articolo la misura non è ancora operativa e non è possibile presentare domanda. Le modalità di invio delle istanze saranno definite con i successivi provvedimenti attuativi. L’obiettivo dichiarato è avviare le prime erogazioni entro la fine del 2026. Vale la pena tenere monitorato il portale INPS e il sito del MIT per gli aggiornamenti.

Lo sportello fiscale digitale

Orientarsi tra requisiti, scadenze e domande da presentare non è semplice. Lo sportello fiscale FunniFin è a disposizione dei dipendenti delle aziende che utilizzano la piattaforma per supporto su dichiarazione dei redditi, ISEE, bonus e agevolazioni fiscali. Se la tua azienda non ha ancora attivato FunniFin puoi usarlo con il tuo credito benefit o presentandoci il tuo HR 😉

FAQ

Ho già la Carta Dedicata a Te degli anni scorsi: ricevo la ricarica automaticamente?
Sì. Chi era già titolare riceve la ricarica da 500 euro sulla carta in suo possesso. Chi è nuovo assegnatario deve recarsi all’ufficio postale indicato dal Comune per ritirare la nuova carta.

Posso aderire alla rottamazione anche se ho debiti con l’INPS?
La rottamazione autunnale riguarda solo i debiti verso enti locali (Comuni, Regioni, Province) che hanno deliberato l’adesione. I debiti INPS e Agenzia delle Entrate non rientrano: il termine è scaduto ad aprile 2026.

Il bonus nuovi nati si cumula con l’assegno unico?
Sì. Il bonus nuovi nati e l’assegno unico universale sono misure distinte e pienamente cumulabili.

Il bonus mamme arriva in busta paga ogni mese?
No. Nonostante sia calcolato mensilmente (60 euro al mese), viene erogato dall’INPS in unica soluzione a dicembre. Non è una riduzione dei contributi in busta paga, ma una prestazione INPS separata su domanda.

Cosa succede se presento la domanda del bonus nuovi nati dopo i 120 giorni?
La domanda viene respinta definitivamente. Il termine dei 120 giorni dalla nascita è perentorio, senza deroghe.

Posso usare la Carta Dedicata a Te per comprare qualsiasi cosa?
No. La carta è utilizzabile esclusivamente per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità presso supermercati e negozi convenzionati. Esclusi carburante, bevande alcoliche e abbigliamento.

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Sanità, pensioni, ammortizzatori sociali e bonus: la mappa completa del sistema di protezione pubblica italiano e il ruolo concreto che le aziende possono giocare per farlo conoscere ai propri dipendenti

Il welfare pubblico è l’insieme di servizi e prestazioni attraverso cui lo Stato tutela il benessere economico e sociale dei cittadini: dalla sanità alle pensioni, dagli ammortizzatori sociali ai bonus per le famiglie. In Italia vale quasi il 29% del PIL, una delle quote più alte d’Europa, eppure milioni di persone non conoscono o non utilizzano pienamente le prestazioni a cui hanno diritto.

Questo articolo mappa il sistema in modo concreto: cosa comprende davvero il welfare pubblico, come funziona in Italia, quali sono i principali bonus disponibili nel 2026 con importi e soglie, e soprattutto, per chi gestisce risorse umane, come un’azienda può integrare il welfare pubblico nel proprio piano di benefit, trasformando un sistema spesso percepito come complesso e dispersivo in un valore concreto per i dipendenti.

Cosa si intende per welfare pubblico

Il welfare pubblico è l’insieme delle politiche e degli strumenti attraverso cui lo Stato garantisce ai cittadini un livello minimo di protezione sociale e di sicurezza economica. Il concetto nasce nel Novecento con lo sviluppo dei welfare state: sistemi statuali di protezione sociale pensati per ridurre le disuguaglianze e assicurare condizioni di vita dignitose a tutta la popolazione, indipendentemente dalla capacità di ciascuno di procurarsi autonomamente protezione attraverso il mercato.

Non si tratta solo di trasferimenti monetari. Il welfare pubblico comprende servizi diretti (la visita in ospedale, la scuola pubblica), prestazioni in denaro (la pensione, l’assegno unico), e politiche regolative che riducono il rischio economico delle persone (le tutele del lavoro, gli ammortizzatori sociali).

I pilastri del welfare pubblico italiano

Il sistema italiano di protezione sociale si articola in sei aree principali, ciascuna con una logica e una struttura di finanziamento diverse.

Sanità. Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce assistenza universale, finanziata dalla fiscalità generale. È la seconda voce di spesa sociale per dimensione, con un costo per il 2025 stimato intorno ai 138 miliardi di euro.

Pensioni (previdenza). Il sistema pensionistico pubblico è la voce di spesa più grande del welfare italiano: il 50,8% della spesa per prestazioni sociali è destinato alla funzione vecchiaia. A differenza della sanità, la previdenza è in larga parte autosufficiente: si finanzia con i contributi versati da lavoratori e imprese durante la vita lavorativa, secondo un meccanismo a ripartizione. Per capire come funziona nel dettaglio e quale pensione aspettarsi, leggi il nostro articolo su come funziona la pensione INPS.

Ammortizzatori sociali e sostegno al reddito. Comprendono la NASpI (indennità di disoccupazione), la Cassa Integrazione Guadagni, l’Assegno di Inclusione (ADI, che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza dal 2024) e altre misure che intervengono quando il reddito da lavoro si interrompe o è insufficiente. Rappresentano il 7,8% della spesa sociale complessiva.

Famiglia e maternità. Assegno Unico Universale, bonus nido, congedi parentali e di maternità. Una delle aree di intervento più dinamiche degli ultimi anni, con il 5,6% della spesa sociale destinato a questa funzione.

Invalidità e non autosufficienza. Pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento, agevolazioni Legge 104. Pesano per il 5,5% della spesa sociale.

Casa e servizi territoriali. Contributi affitto, bonus energetici, servizi sociali comunali. Gestiti in larga parte a livello locale, con una spesa dei Comuni per servizi sociali che nel 2022 ha superato gli 8,8 miliardi di euro.

Nel complesso, secondo l’ISTAT la spesa per protezione sociale italiana è pari al 28,9% del PIL, tra le quote più alte d’Europa, anche se distribuita in modo molto diverso tra previdenza (autofinanziata dai contributi) e assistenza (a carico della fiscalità generale, e in forte crescita: +147% dal 2008 al 2024).

Come funziona l’accesso: il ruolo centrale dell’ISEE

La maggior parte delle prestazioni di welfare pubblico non sono universali in senso stretto: richiedono di dimostrare una determinata condizione economica. Lo strumento che la certifica è l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), che combina reddito, patrimonio mobiliare e immobiliare e composizione del nucleo familiare in un unico valore.

L’ISEE va aggiornato ogni anno attraverso la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), perché scade il 31 dicembre. La regola pratica più importante: senza ISEE aggiornato, molte prestazioni vengono erogate nella misura minima o non vengono erogate affatto, anche quando il nucleo familiare avrebbe diritto a importi superiori. Per la maggior parte delle prestazioni legate alla famiglia, c’è una finestra specifica (tipicamente fino al 30 giugno) per recuperare gli arretrati dell’anno in corso presentando l’ISEE in ritardo. Per una guida completa su come funziona e su cosa serve, leggi il nostro articolo su ISEE 2026: cos’è, come si calcola e per quali bonus serve.

I principali bonus 2026 legati all’ISEE: la mappa per fascia

Ecco una sintesi dei bonus più rilevanti per i lavoratori dipendenti e le loro famiglie, organizzati per soglia ISEE.

ISEE fino a circa €9.800 (€20.000 con 4+ figli):
Bonus bollette (luce, gas, acqua): sconto automatico in bolletta, fino a circa €280 annui per il gas e oltre €130 per la luce, in base a composizione familiare e zona climatica.
Bonus TARI: sconto automatico del 25% sulla tassa rifiuti.

ISEE fino a €15.000:
Carta “Dedicata a Te”: social card da circa €500 per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, assegnazione automatica tramite i Comuni, nessuna domanda da presentare.
Bonus psicologo (fascia massima): fino a €1.500 per sedute di psicoterapia, domanda tramite portale INPS nei periodi di apertura del bando.

ISEE fino a €17.468,51:
Assegno Unico Universale (importo massimo): €203,81 al mese per figlio minorenne, con maggiorazioni del 50% per i figli nel primo anno di vita. L’importo decresce progressivamente fino al minimo di €59,83 al mese per ISEE sopra €46.230,35 o in assenza di ISEE.

ISEE fino a €30.000-50.000:
Bonus psicologo (fasce intermedie): fino a €1.000 (ISEE 15-30k) o €500 (ISEE 30-50k).
Agevolazioni universitarie: esoneri e riduzioni delle tasse, borse di studio.

Senza limiti ISEE o con soglie specifiche:
Carta cultura giovani: €500 per i diciottenni con ISEE fino a €35.000.
Carta del merito: €500 per i diplomati con 100/100, indipendente dall’ISEE.
Detrazione spese veterinarie: 19% sulla parte eccedente €129,11, fino a un massimo di €550.
Bonus mamme lavoratrici dipendenti: fino a €60 al mese (€720 annui).

Questa è solo una selezione delle misure più rilevanti per i lavoratori dipendenti. Esistono decine di altri bonus locali, settoriali o legati a specifiche condizioni familiari, spesso gestiti dai singoli Comuni o Regioni con bandi e scadenze proprie.

Welfare pubblico e welfare aziendale: le differenze

Il welfare aziendale è l’insieme di benefit e servizi che un’impresa mette a disposizione dei propri dipendenti, finanziato dall’azienda stessa (con vantaggi fiscali specifici) anziché dalla fiscalità generale.

La differenza principale è il soggetto erogatore e la logica di accesso. Il welfare pubblico è universale o legato a soglie di bisogno economico, finanziato dalla collettività attraverso le imposte. Il welfare aziendale è una scelta strategica dell’impresa, finanziato con risorse proprie e regolato dalla normativa fiscale (in particolare l’art. 51 del TUIR), pensato per attrarre, trattenere e motivare i dipendenti. Per una panoramica completa del welfare aziendale e di come si è evoluto nel 2026, leggi il nostro articolo su welfare aziendale: cos’è, esempi pratici e bonus 2026.

I due sistemi non sono in competizione: sono complementari. Il welfare pubblico fornisce una base di protezione universale (sanità, pensione minima, sostegno ai figli). Il welfare aziendale aggiunge un livello supplementare, spesso più flessibile e personalizzabile, che integra dove il sistema pubblico arriva con risorse limitate.

Come integrare il welfare pubblico tra i benefit aziendali

Qui sta il punto che la maggior parte delle aziende italiane non sfrutta: il welfare pubblico non richiede budget aggiuntivo per essere “offerto” ai dipendenti. Richiede solo che qualcuno li aiuti a conoscerlo e ad accedervi correttamente. È una delle componenti di welfare a più alto ritorno e più basso costo disponibili.

1. Lo sportello informativo e di supporto fiscale. La maggior parte dei lavoratori non conosce tutti i bonus a cui ha diritto, non sa come funziona l’ISEE, non sa quando scadono le finestre per gli arretrati. Un’azienda che mette a disposizione uno sportello (interno o esternalizzato) dedicato a spiegare e accompagnare i dipendenti nell’accesso a queste misure produce un beneficio economico diretto e misurabile, senza dover erogare un euro in più di propria tasca. FunniFin offre alle aziende esattamente questo: uno sportello fiscale digitale che supporta i dipendenti nella compilazione del 730, nel calcolo dell’ISEE e nell’identificazione dei bonus pubblici applicabili alla loro situazione specifica.

2. La comunicazione calendarizzata delle scadenze. Molte prestazioni del welfare pubblico hanno finestre temporali precise: l’aggiornamento ISEE entro il 30 giugno per gli arretrati dell’Assegno Unico, l’apertura del bando bonus psicologo in autunno, le scadenze per i bonus scuola a settembre. Un’azienda che comunica internamente questi appuntamenti, con un semplice calendario interno o newsletter periodica, aiuta i dipendenti a non perdere benefici economici concreti. Lo stesso principio che usiamo per la comunicazione del welfare aziendale si applica perfettamente anche al welfare pubblico: per la logica completa, leggi il nostro articolo su come comunicare il welfare ai dipendenti.

3. Il supporto nella raccolta documentale. Molti bonus richiedono documentazione specifica (DSU, certificazioni ISEE, dichiarazioni dei redditi). Mettere a disposizione strumenti o assistenza per raccogliere questi documenti riduce drasticamente la barriera all’accesso, specialmente per i dipendenti meno avvezzi alla burocrazia digitale.

4. Il collegamento con il welfare aziendale esistente. Alcuni benefit aziendali (fringe benefit, rimborsi sanitari) si sovrappongono o si combinano con le agevolazioni pubbliche. Ad esempio, i fringe benefit aziendali per il rimborso di bollette e affitto si affiancano ai bonus energetici pubblici: un dipendente può cumulare entrambe le misure se rientra nelle soglie. Conoscere queste sovrapposizioni permette all’azienda di consigliare correttamente la combinazione più efficiente per ciascun dipendente, senza alcun costo aggiuntivo per l’impresa.

5. La formazione sulla previdenza complementare. Con la riforma della previdenza complementare in vigore dal 1° luglio 2026, la conoscenza del sistema pensionistico pubblico (primo pilastro) e di come si integra con quello complementare (secondo pilastro) diventa un argomento che ogni azienda dovrebbe affrontare nell’onboarding e nella comunicazione interna. Per approfondire questo collegamento, leggi il nostro articolo sull’onboarding aziendale e su come integrarvi la riforma previdenziale.

Il risultato di questo approccio è una percezione del valore del rapporto di lavoro significativamente più alta, a fronte di un investimento aziendale minimo: non si tratta di erogare nuovi benefit, ma di rendere visibile e accessibile un sistema di protezione che già esiste e che il dipendente sta probabilmente sottoutilizzando.

FAQ

Cos’è il welfare pubblico?
È l’insieme delle politiche e degli strumenti attraverso cui lo Stato garantisce ai cittadini protezione sociale e sicurezza economica: sanità, pensioni, ammortizzatori sociali, sostegno alla famiglia, assistenza per invalidità e non autosufficienza. In Italia vale circa il 29% del PIL.

Qual è la differenza tra welfare pubblico e welfare aziendale?
Il welfare pubblico è erogato dallo Stato, finanziato dalla fiscalità generale o dai contributi, e accessibile in base a requisiti di reddito o condizione. Il welfare aziendale è erogato dall’impresa con risorse proprie, regolato dalla normativa fiscale sui benefit, e pensato come leva di attrazione e retention dei talenti. Sono sistemi complementari, non alternativi.

Quali sono i bonus più importanti legati all’ISEE nel 2026?
I principali sono l’Assegno Unico Universale (fino a €203,81 al mese per figlio), il bonus bollette (automatico sotto €9.796 di ISEE), la Carta “Dedicata a Te” (circa €500 per le famiglie con ISEE fino a €15.000) e il bonus psicologo (fino a €1.500 per ISEE sotto €15.000). Esistono decine di altre misure locali e settoriali.

Come può un’azienda integrare il welfare pubblico nel proprio piano benefit senza costi aggiuntivi?
Attraverso uno sportello informativo che aiuti i dipendenti a conoscere e richiedere correttamente i bonus a cui hanno diritto, una comunicazione calendarizzata delle scadenze principali (ISEE, bandi, dichiarazioni), e supporto nella raccolta della documentazione necessaria. È una delle leve di welfare con il miglior rapporto tra impatto percepito dal dipendente e costo per l’azienda.

Perché molte persone non usano i bonus a cui hanno diritto?
Le cause principali sono la scarsa conoscenza delle misure disponibili, la complessità delle soglie e dei requisiti (che variano da bonus a bonus), e la mancanza di un ISEE aggiornato, che è il prerequisito per la maggior parte delle prestazioni legate al reddito. Aggiornare l’ISEE una volta all’anno è il passo singolo più efficace per non perdere benefici economici.


Fonti: ISTAT, Noi Italia 2025 — Protezione sociale; Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali; Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025); INPS — Assegno Unico e bonus sociale bollette 2026; art. 51 TUIR.

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Assegno unico, bonus psicologo, 730, ferie e fringe benefit: le scadenze di giugno e luglio che molti ignorano e che possono valere centinaia di euro

L’estate si avvicina e con lei una serie di scadenze finanziarie che ogni anno passano in secondo piano tra ferie, caldo e voglia di pensare ad altro. Il problema è che alcune di queste scadenze sono perentorie: chi le perde rischia senza poter recuperare. Altre richiedono solo pochi minuti di azione adesso per evitare mesi di problemi dopo.

Questa checklist raccoglie le sei cose da fare entro fine luglio 2026, in ordine di urgenza, con le istruzioni minime per completarle. È una lista operativa per chi vuole evitare di perdere soldi prima di partire per le ferie.

Urgente: da fare entro il 30 giugno

1. Aggiorna l’ISEE: scadenza perentoria il 30 giugno

Questa è la scadenza più urgente di tutta la lista e quella con le conseguenze più pesanti in caso di inazione.

Chi non ha ancora presentato l’ISEE aggiornato al 2026 sta ricevendo l’Assegno Unico nella misura minima di € 58,30 per figlio. Presentando la DSU entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola l’importo spettante e riconosce tutti gli arretrati maturati da marzo. Dal 1° luglio la situazione cambia radicalmente: chi presenta l’ISEE in ritardo continuerà ad avere diritto all’importo corretto, ma soltanto dal mese di presentazione della nuova DSU, senza possibilità di recuperare le mensilità precedenti.

Per comprendere l’importanza concreta di questa scadenza: una famiglia con due figli e ISEE che darebbe diritto all’importo massimo, se da marzo a giugno ha ricevuto il minimo di € 58,30 invece dei € 203,80 spettanti, la differenza è di circa € 145 per figlio ogni mese. Su due figli e quattro mensilità, gli arretrati superano facilmente € 1.100 complessivi.

Come aggiornare l’ISEE:

Tramite CAF (gratuito, ma attenzione al sovraffollamento a giugno), oppure autonomamente sul portale INPS con SPID presentando la DSU precompilata, disponibile con i dati del 2024 già inseriti, da verificare e integrare.

L’ISEE serve anche per altro. Oltre all’assegno unico, un ISEE aggiornato è il prerequisito per il bonus bollette (automatico sotto €9.796 di ISEE), il bonus psicologo (sotto €50.000), le agevolazioni mensa scolastica per il prossimo anno, le rette agevolate degli asili nido comunali e molte altre prestazioni INPS. Aggiornarlo una volta serve per tutto l’anno.

Per capire come l’ISEE influisce su tutti i bonus disponibili, leggi il nostro articolo su ISEE 2026: cos’è, come si calcola e per quali bonus serve.

2. Invia il 730: scadenza 30 settembre ma i rimborsi arrivano prima se lo invii ora

Il 730 precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026. La scadenza formale per l’invio è il 30 settembre 2026, ma chi aspetta fino all’ultimo perde il rimborso estivo.

Chi invia entro il 31 luglio riceve il rimborso già nel cedolino di agosto (per i lavoratori dipendenti). Chi invia ad agosto lo riceve a settembre. Chi aspetta settembre lo riceve a ottobre o novembre.

Prima di inviare, verifica queste voci spesso mancanti:

Le spese che quasi mai compaiono nel precompilato e che vanno inserite manualmente: mensa scolastica (Quadro E, codice 12, limite €1.000 per figlio cumulato con altre spese di istruzione), attività sportive figli 5-18 anni (codice 16, limite €210), spese veterinarie (oltre €129 fino a €550), visite specialistiche private pagate in contanti (non tracciabili, non detraibili, ma quelle con carta o bonifico sì); abbonamenti trasporti pubblici (fino a €250).

Per una guida completa su cosa inserire e come, leggi il nostro articolo su 730 e figli a carico: mensa, sport e detrazioni che il precompilato non vede.

Da fare entro luglio

3. Verifica i fringe benefit: cosa puoi ancora richiedere prima delle ferie

La Legge di Bilancio 2026 ha confermato le soglie di esenzione dei fringe benefit: €1.000 per i lavoratori senza figli, €2.000 per chi ha figli a carico. Entro questi limiti, i benefit erogati dall’azienda non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

Prima dell’estate vale la pena verificare due cose con l’ufficio HR o welfare:

Credito welfare non utilizzato. Se la tua azienda ha una piattaforma welfare, controlla quanto credito residuo hai disponibile. Molte piattaforme hanno scadenze a dicembre, ma alcune a giugno o settembre. Un credito non speso è denaro che l’azienda ti ha già stanziato e che perdi semplicemente per non averlo richiesto.

Rimborso utenze e affitto/mutuo. Dal 2024, i fringe benefit includono anche il rimborso delle bollette di luce, gas, acqua e delle spese per l’affitto o le rate del mutuo sulla prima casa. Se hai spese di questo tipo, puoi chiedere il rimborso tramite il piano welfare aziendale (se l’azienda l’ha attivato) fino al massimale disponibile.

4. Prepara la domanda per il bonus psicologo: l’ISEE adesso, la domanda in autunno

Il bonus psicologo 2026 vale fino a €1.500 per chi ha ISEE sotto €15.000, €1.000 tra €15.000 e €30.000, €500 tra €30.000 e €50.000. Ogni seduta viene coperta fino a €50. Nel 2025 sono state presentate oltre 245.000 domande in poche settimane e i fondi da €8,5 milioni si sono esauriti rapidamente.

Le date ufficiali per il 2026 non sono ancora state comunicate dall’INPS. Guardando agli anni precedenti (nel 2025 le domande sono state aperte dal 15 settembre al 14 novembre) è plausibile che la finestra venga attivata nella seconda metà dell’anno.

Cosa fare adesso: aggiornare l’ISEE (se non l’hai ancora fatto, vedi punto 1), verificare che le credenziali SPID o CIE siano attive e funzionanti, e monitorare il sito INPS o iscriversi alle notifiche per sapere il giorno esatto dell’apertura del bando. Chi arriva il primo giorno con tutto pronto ha significativamente più probabilità di rientrare prima dell’esaurimento dei fondi.

5. Controlla la situazione del congedo parentale

Il congedo parentale all’80% introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato per il 2026 vale per entrambi i genitori con figli entro i 6 anni di età. In particolare:

1 mese indennizzato all’80% per ciascun genitore (2 mesi totali per coppia). Prima era all’30%, ora è all’80% del reddito: una differenza sostanziale. Il congedo può essere frazionato a ore o a giorni e non deve necessariamente essere usato in estate.

Perché controllarlo adesso: molti genitori non sanno di avere ancora mesi di congedo disponibili o pensano che sia riservato ai primi mesi dopo la nascita. Non è così: vale fino ai 6 anni del bambino. Prima di organizzare le ferie estive, vale la pena verificare con l’ufficio HR quanti mesi residui sono disponibili per entrambi i genitori.

Come verificarlo: tramite il portale INPS (sezione “congedi e permessi”), oppure chiedendo direttamente all’ufficio HR o al proprio consulente del lavoro.

6. Ferie estive: conosci i tuoi diritti prima di concordarle

Le ferie sono un diritto irrinunciabile sancito dall’art. 36 della Costituzione e dall’art. 2109 del Codice Civile. Le regole principali che vale la pena ricordare prima di sedersi a concordarle con il datore di lavoro:

Almeno 2 settimane consecutive. Il lavoratore ha diritto a godere di almeno 2 settimane consecutive di ferie nel corso dell’anno (periodo di punta estivo). Il datore può fissare il periodo, ma deve comunicarlo con congruo preavviso, in genere almeno 15 giorni, ma i CCNL spesso prevedono termini più lunghi.

Le ferie non si perdono automaticamente. Le ferie maturate non godute entro il 31 dicembre non si perdono automaticamente: devono essere fruite entro i 18 mesi dall’anno di maturazione, salvo diversa previsione del CCNL. Il datore di lavoro che non concede le ferie entro questo termine le deve monetizzare alla cessazione del rapporto.

Malattia durante le ferie. Se il lavoratore si ammala durante le ferie con ricovero ospedaliero o in condizioni documentate, la malattia sospende le ferie: i giorni di malattia non vengono scalati dal periodo di ferie e il lavoratore ha diritto a riprenderle in seguito.

Rinvio delle ferie non è monetizzazione. L’azienda non può sostituire le ferie con un’indennità sostitutiva durante il rapporto di lavoro, solo alla cessazione. Se il datore propone di “pagare” le ferie non godute invece di farle fare, questa pratica non è lecita per le ferie obbligatorie.

Per un quadro completo dei diritti in busta paga e in materia di congedi, leggi il nostro articolo sui diritti del lavoratore 2026.

Il riepilogo in ordine di urgenza

#Cosa fareScadenzaImpatto
1Aggiornare l’ISEE30 giugnoFino a €1.100+ di arretrati assegno unico
2Inviare il 73031 luglio (per rimborso agosto)Detrazioni non recuperabili dopo settembre
3Verificare credito welfare residuoDipende dalla piattaformaCredito già stanziato che rischi di perdere
4Preparare bonus psicologoSettembre-ottobre (bando)Fino a €1.500 per psicoterapia
5Verificare congedo parentale residuoEntro 6 anni del figlio1 mese all’80% per ciascun genitore
6Conoscere i diritti sulle feriePrima di concordarleTutele legali spesso ignorate

FAQ

Cosa succede se non aggiorno l’ISEE entro il 30 giugno 2026?
Chi non presenta l’ISEE entro il 30 giugno continuerà a ricevere l’Assegno Unico nella misura minima, indipendentemente dal reddito o dalla composizione familiare. Gli arretrati da marzo non potranno più essere recuperati. Dal 1° luglio l’adeguamento varrà solo dal mese di presentazione della nuova DSU.

Il 730 precompilato è già corretto o devo controllarlo?
Quasi mai è completo per chi ha figli. Le spese per mensa, sport, gite scolastiche e trasporto scolastico quasi mai vengono inserite automaticamente perché i soggetti erogatori non le trasmettono all’Agenzia delle Entrate. Vanno aggiunte manualmente nel Quadro E prima di inviare.

Quando aprono le domande per il bonus psicologo 2026?
Le date ufficiali non sono ancora state comunicate. Basandosi sugli anni precedenti (nel 2025 la finestra è stata aperta dal 15 settembre al 14 novembre), è ragionevole attendersi l’apertura nella seconda metà del 2026, presumibilmente in autunno. I fondi si esauriscono rapidamente: nel 2025 oltre 245.000 domande in poche settimane. Avere l’ISEE aggiornato e lo SPID attivo prima dell’apertura è fondamentale.

Posso usare i fringe benefit per pagare le ferie estive?
I voucher vacanza e i contributi per soggiorni e viaggi rientrano tra i fringe benefit esenti fino al massimale (€1.000 o €2.000 con figli). Se la piattaforma welfare aziendale li prevede, possono essere usati per pagare hotel, pacchetti viaggio o attività estive. Verifica con il tuo ufficio HR cosa è attivo nel tuo piano.

Se mi ammalo in ferie perdo i giorni di malattia?
No. La malattia durante le ferie, se documentata con certificato medico, sospende il decorso delle ferie. I giorni di malattia vengono coperti dall’indennità INPS (o dal datore secondo il CCNL) e le ferie sospese devono essere riprogrammate. La regola vale per malattie che rendono impossibile il riposo, non per qualsiasi malessere.


Fonti: INPS, Assegno Unico Universale — scadenze e importi 2026; Informazione Fiscale, pagamento assegno unico giugno 2026; Agenzia delle Entrate — 730 precompilato 2026; INPS — Bonus psicologo “Contributo sessioni psicoterapia”; Legge di Bilancio 2026 — fringe benefit e congedo parentale; art. 32 D.Lgs. 151/2001 — congedo parentale; art. 2109 c.c. — ferie annuali.

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Cosa compare da subito, cosa va inserito a mano e come ripartire le spese tra genitori secondo la situazione familiare: coppia sposata, conviventi, separati

Il 730 precompilato dà l’impressione di essere completo. Le spese sanitarie ci sono, le detrazioni principali anche. Ma per chi ha figli a carico quella sensazione è spesso un’illusione: alcune delle detrazioni più comuni per le famiglie con bambini non vengono inserite automaticamente, e chi invia senza controllare le perde semplicemente.

Non è una questione marginale. La mensa scolastica vale fino a 190 euro di rimborso fiscale per figlio se si arriva al tetto massimo. Le spese sportive fino a 40 euro a figlio. Sommate per due figli su dieci anni di scuola, stiamo parlando di migliaia di euro lasciati sul tavolo non per mancanza di diritto, ma perché nessuno ha spiegato dove guardare e cosa inserire. È uno dei temi centrali dell’educazione finanziaria in Italia.

Questa guida copre tutto: cosa c’è nel precompilato, cosa va aggiunto a mano, e come gestire la ripartizione delle spese tra genitori nelle situazioni più comuni (coppie sposate, conviventi non sposati, separati con affido congiunto, separati con affido esclusivo).

Il problema: il precompilato con figli non è mai davvero completo

Il 730 precompilato si costruisce con i dati che i soggetti erogatori trasmettono all’Agenzia delle Entrate. Banche, assicurazioni, strutture sanitarie con obbligo di trasmissione, datori di lavoro: questi dati arrivano in modo automatico. Ma molti soggetti che raccolgono spese detraibili non hanno questo obbligo, oppure lo hanno solo parzialmente.

Per i genitori, il risultato è una dichiarazione che spesso mostra alcune voci correttamente precompilate e ne omette altre del tutto. Il 62% dei contribuenti con figli a carico deve apportare almeno una modifica alla precompilata per non perdere detrazioni a cui ha diritto, secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni 2024.

Inviare senza modificare ha una conseguenza immediata: quelle detrazioni non recuperate non si possono rivendicare in seguito. La dichiarazione presentata è definitiva, e i termini per la rettifica sono stretti e soggetti a condizioni specifiche.

Cosa compare automaticamente e cosa no: la mappa 2026

Prima di aprire il modello vale la pena sapere cosa aspettarsi.

Dati che entrano in automatico nel precompilato:
Spese mediche pagate con carta o bonifico presso strutture convenzionate (farmacie, ospedali, laboratori). Interessi sul mutuo (trasmessi dalla banca). Premi assicurativi (trasmessi dalla compagnia). Contributi previdenziali (attenzione, non quelli volontari al fondo pensione!). Spese funebri (se il pagamento è tracciabile). Alcune spese universitarie se l’ateneo le trasmette.

Dati che NON entrano in automatico (vanno inseriti a mano):

Dove fare i controlli nel modello 730: la mappa dei quadri

Prima di entrare nel dettaglio delle singole spese, vale la pena sapere dove guardare nel modello. Il 730 è strutturato in quadri con lettere: chi non lo usa spesso può perdersi facilmente.

Prospetto familiari a carico (frontespizio)

È la prima cosa da controllare, ancora prima delle spese. Si trova nel frontespizio del modello, subito dopo i dati anagrafici. Qui si indicano i familiari fiscalmente a carico (figli, coniuge, ascendenti conviventi), il loro codice fiscale, la percentuale di carico (50% o 100%) e i mesi di carico nell’anno. Se questo prospetto è sbagliato o incompleto, le detrazioni sulle spese sostenute per quel familiare non vengono riconosciute correttamente. L’ISEE aggiornato è spesso necessario per altri bonus collegati — leggi la nostra guida su ISEE 2026: cos’è e come si calcola. È il punto di controllo più importante e quello più spesso trascurato.

Quadro E: Oneri e spese detraibili e deducibili

È il cuore delle detrazioni. Qui vanno inserite manualmente tutte le spese che il precompilato non ha inserito da solo. Le righe principali per chi ha figli:

Quadro C: Redditi di lavoro dipendente

Per i lavoratori dipendenti, qui si trovano già i dati trasmessi dal sostituto d’imposta (datore di lavoro). Va verificato che il numero di rate di detrazione per redditi da lavoro dipendente sia corretto: dipende dai mesi lavorati nell’anno.

Come accedere al 730 precompilato e dove trovare le singole sezioni

Il modello si apre su myINPS o tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Dichiarazione precompilata”) con SPID, CIE o CNS. In modalità semplificata, il sistema mostra le voci organizzate per categoria con menu a tendina: è la modalità più guidata, consigliata per chi non ha esperienza. In modalità ordinaria (o “esperta”) si visualizza il modello completo con tutti i quadri: utile per chi ha situazioni più complesse o vuole controllare i codici specifici.

Una volta dentro, il percorso per le spese scolastiche è: Quadro E → Sezione “Altri oneri e spese” → Aggiungi spesa → Codice 12 (per mensa e istruzione) o Codice 16 (per sport). Il sistema chiede importo, codice fiscale del figlio per cui si sostiene la spesa, e anno di riferimento.

La mensa scolastica: come inserirla, dove trovarla, il limite da conoscere

La spesa per la mensa scolastica è detraibile al 19% ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. e-bis del TUIR. Rientra tra le spese di istruzione e va inserita nel Quadro E, righi E8-E12, con il codice 12.

Il tetto da conoscere è € 1.000 per figlio all’anno, ma è un tetto cumulativo: non vale solo per la mensa, ma per tutte le spese di istruzione sommate insieme (mensa, trasporto scolastico, gite, assicurazione della scuola, contributi volontari). Chi spende 800 euro di mensa e 300 euro tra gite e contributi può detrarre solo su 1.000 euro complessivi, non su 1.100. La detrazione massima effettiva è quindi € 190 per figlio (1.000 × 19%).

Come trovare le ricevute:

La maggior parte dei Comuni e dei gestori del servizio mense mette a disposizione un’area online accessibile con SPID o credenziali dell’ente. Molti pagamenti transitano tramite PagoPA o App IO, che conservano lo storico delle transazioni con causale e importo. In alternativa, si può richiedere al Comune il riepilogo annuale delle spese.

Condizione fondamentale: il pagamento deve essere tracciabile: carta, bonifico, PagoPA. I pagamenti in contanti non sono detraibili.

Se la ricevuta è intestata al figlio: la spesa si ripartisce al 50% tra i genitori. Se è intestata a un genitore specifico, la detrazione spetta a quel genitore (salvo annotazione di ripartizione diversa sul documento). Per approfondire come sfruttare al meglio le detrazioni che il precompilato omette, leggi il nostro articolo sulle 12 detrazioni che gli italiani dimenticano nel 730.

Le spese sportive figli: la novità 2026 e cosa verificare

Le spese per attività sportive dei figli tra i 5 e i 18 anni sono detraibili al 19% fino a un massimo di € 210 per figlio. La detrazione massima effettiva è quindi € 40 per figlio.

Dal 2026, per la prima volta, alcune associazioni sportive dilettantistiche trasmettono i dati all’Agenzia delle Entrate, quindi alcune voci potrebbero essere già presenti nella precompilata. La copertura però non è uniforme: molte società locali, palestre e piscine non sono ancora attrezzate per la trasmissione. Verificare sempre che i dati corrispondano agli importi effettivi e aggiungere manualmente le voci mancanti.

La documentazione necessaria: ricevuta o fattura con il codice fiscale del figlio, il codice fiscale dell’ente sportivo, la causale del pagamento con riferimento all’attività sportiva, e la dicitura dell’ente come ASD o SSD. Senza questi elementi la detrazione non è supportata in caso di controllo.

Il 50% è automatico? Come funziona la ripartizione delle spese dei figli nei vari casi di coppia

Questa è la domanda che più frequentemente genera confusione, e la risposta ha due parti.

Parte 1 (prospetto familiari a carico): la dichiarazione del figlio come fiscalmente a carico va inserita nel prospetto familiare del 730. Se il precompilato riprende la situazione dell’anno precedente, i dati sono già presenti. Va però verificato che la percentuale di carico sia corretta: nel campo apposito si indica se il figlio è a carico al 100% (un solo genitore) o al 50% (entrambi i genitori). Il valore proposto in automatico riprende quello dell’anno precedente: se la situazione è cambiata, va aggiornato.

Parte 2 (singole spese): il sistema propone solitamente una divisione al 50% per le spese intestate al figlio. Ma questa proposta non è vincolante. I genitori possono scegliere di attribuire il 100% a un solo genitore, oppure concordare percentuali diverse. La scelta va indicata manualmente nel modello. Il sistema non la applica da solo perché non conosce l’accordo tra le parti.

Punto critico: se entrambi i genitori dichiarano il figlio al 100% senza accordo, si configura una doppia detrazione non ammessa, che può comportare il recupero dell’indebito con sanzioni. La regola è una sola: la somma delle percentuali tra i genitori non può superare il 100%.

Quando conviene dare il 100% a un solo genitore

La ripartizione al 50% è la regola automatica, ma non è sempre quella più conveniente. Il vantaggio fiscale di una detrazione si realizza solo se l’IRPEF lorda del contribuente è superiore alla detrazione stessa. Quando uno dei due genitori ha un reddito basso, e quindi un’IRPEF lorda ridotta, la quota di detrazione che gli spetta potrebbe superare l’imposta dovuta, andando in parte persa.

In questi casi conviene attribuire il 100% al genitore con reddito più elevato, che ha più capienza fiscale per sfruttare l’intera detrazione.

Un esempio concreto: se la detrazione per le spese scolastiche di un figlio vale 190 euro e il genitore con reddito basso deve pagare solo 80 euro di IRPEF, la sua quota del 50% (95 euro) produce un rimborso di soli 80 euro. L’altro genitore, con IRPEF alta, potrebbe invece recuperare i 95 euro interi. Spostando la detrazione al 100%, si recuperano 190 euro invece di 175.

La scelta va comunicata all’altro genitore, che deve indicare 0% nel proprio 730, e può essere modificata ogni anno in base alla situazione fiscale. Non è necessario un atto notarile: è sufficiente la coerenza tra le due dichiarazioni.

Coppia sposata convivente

È la situazione più semplice. Il figlio va dichiarato a carico al 50% su entrambi i 730, oppure al 100% su uno solo previo accordo. Le spese intestate al figlio si ripartiscono secondo la percentuale dichiarata nel prospetto familiari. Le spese intestate a un genitore specifico spettano a quel genitore.

Il partner non entra nel 730 come coniuge a carico se ha redditi propri superiori a € 2.840,51 annui (soglia 2026). Anche se non è a carico, il codice fiscale del coniuge va comunque inserito nel frontespizio: è obbligatorio e serve per far girare correttamente i calcoli del sistema.

Coppia non sposata convivente

Le regole fiscali per i conviventi di fatto (non uniti civilmente, non sposati) sono meno intuitive di quanto ci si aspetti, sia in meglio che in peggio.

Il partner non si può detrarre come coniuge. La detrazione per coniuge a carico spetta solo ai coniugi legalmente sposati (matrimonio civile o concordatario) e ai partner uniti civilmente ai sensi della L. 76/2016. Il convivente more uxorio, anche se vive stabilmente con il dichiarante da anni e ha un reddito sotto la soglia, non dà diritto a questa detrazione.

I figli si gestiscono esattamente come per i coniugati. La ripartizione al 50%, la possibilità di attribuire il 100% al reddito più alto, le regole sulle spese intestate al figlio: tutto funziona allo stesso modo. La condizione di convivenza non modifica le regole sui figli comuni.

Le spese mediche del convivente sono detraibili nella misura in cui riguardano le spese sostenute nel suo interesse, purché documentate e pagate dal dichiarante. Non spetta però la detrazione forfettaria per il familiare a carico. Per un quadro completo dei diritti economici dei lavoratori dipendenti, leggi il nostro articolo sui diritti del lavoratore 2026.

Genitori separati con affido congiunto

In caso di separazione o divorzio con affido congiunto, la regola di default è la stessa delle coppie non separate: il figlio si ripartisce al 50% su entrambi i 730. I genitori possono accordarsi per attribuire il 100% a quello con reddito più elevato. In questo caso il genitore che riceve l’intera detrazione deve restituire all’altro il 50% dell’importo, ma questa restituzione avviene privatamente tra le parti e non compare nella dichiarazione.

Le spese di istruzione e sanitarie si ripartiscono secondo le stesse regole: in base all’intestazione della ricevuta o all’accordo tra i genitori. Se i pagamenti vengono fatti da uno solo dei due (ad esempio perché gestisce il conto corrente a cui è collegato il pagamento della mensa), la ricevuta risulta intestata a lui e la detrazione spetta a lui. Per ripartirla al 50% è necessario che sulla ricevuta sia annotata la percentuale di ripartizione.

Genitori separati con affido esclusivo

Con affido esclusivo, la detrazione per il figlio spetta al 100% al genitore affidatario, a meno di accordo diverso tra le parti. Il genitore non affidatario non ha diritto alla detrazione sul figlio, salvo che l’accordo di separazione lo preveda esplicitamente.

Le spese da lui sostenute nel 2025, come visite mediche e attività sportive pagate durante i periodi di frequentazione, sono in linea di principio detraibili dal genitore che le ha effettivamente pagate, purché documentate a suo nome. Il fatto che il figlio sia fiscalmente a carico dell’altro genitore non preclude la detrazione sulle spese che il non-affidatario ha effettivamente sostenuto, ma è una casistica che conviene approfondire con un CAF o un consulente fiscale se gli importi sono significativi.

Figli under 21: perché non compaiono come detrazione IRPEF

Dal marzo 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale (AUU), le detrazioni IRPEF fisse per i figli sotto i 21 anni sono state eliminate. L’assegno INPS ha sostituito quello che prima era uno sgravio fiscale in dichiarazione.

Questo significa che nel 730/2026 non troverete una detrazione forfettaria per il figlio di 8 o 15 anni. È normale, non è un errore. Il sostegno economico per quei figli arriva mensilmente tramite l’assegno unico INPS, non dal 730. Per sapere gli importi aggiornati 2026 e come verificare che stai ricevendo la cifra corretta, leggi il nostro articolo sui bonus 2026 dalla Legge di Bilancio.

Quello che rimane invece pienamente attivo per tutti i figli a carico, indipendentemente dall’età, sono le detrazioni sulle spese effettivamente sostenute: mensa, sport, spese sanitarie, attività scolastiche. Queste non sono state eliminate dall’introduzione dell’AUU e vanno inserite normalmente nel quadro E.

Per i figli tra i 21 e i 30 anni: spetta ancora la detrazione IRPEF fissa, calcolata proporzionalmente al reddito del dichiarante, purché il figlio abbia un reddito annuo non superiore a € 2.840,51 (o € 4.000 tra i 21 e i 23 anni se studente). Dal 2026 esiste anche il limite massimo di 30 anni: un figlio che ha compiuto 30 anni entro il 31 dicembre 2025 non può essere dichiarato a carico nel 730/2026, salvo disabilità certificata ai sensi della L. 104/1992.

La novità 2026 per redditi sopra 75.000 euro

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un tetto massimo alle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a € 75.000. Il limite si applica a tutte le detrazioni al 19% (spese scolastiche, sportive, sanitarie non obbligatorie, veterinarie, ecc.) e varia in base al reddito e al numero di figli a carico.

Il sistema precompilato applica questo tetto automaticamente, ma il contribuente può gestirlo manualmente nel Quadro E scegliendo di privilegiare determinate spese rispetto ad altre per ottimizzare il rimborso. Chi ha redditi in questa fascia e figli a carico dovrebbe verificare con attenzione che il calcolo automatico coincida con la distribuzione più conveniente tra le voci disponibili.

Come fare per gestire il tutto, mentre si lavora (e magari si sta anche con i figli)?

Gestire correttamente le detrazioni per i figli richiede attenzione, documenti in ordine e una grossa dose di pazienza. Non tutti i lavoratori hanno il tempo o la familiarità con le norme fiscali per farlo in modo ottimale, e ogni anno una parte significativa dei rimborsi a cui si ha diritto rimane non recuperata semplicemente per mancanza di orientamento.

FunniFin mette a disposizione delle aziende uno Sportello Fiscale Digitale che permette ai dipendenti di ricevere la compilazione del 730 direttamente dalla piattaforma, senza code agli sportelli e senza burocrazia. Lo stesso strumento supporta la richiesta di bonus pubblici, il calcolo dell’ISEE e l’identificazione delle agevolazioni applicabili alla situazione specifica di ogni lavoratore.

Un servizio concreto che porta i bonus e il welfare pubblico nel pacchetto di welfare aziendale e che produce un impatto diretto e misurabile sul benessere finanziario dei dipendenti: più rimborsi recuperati, meno stress fiscale, più tempo per quello che conta.


FAQ

La mensa scolastica è nel precompilato?
Quasi mai. I Comuni che gestiscono il servizio di refezione scolastica non hanno in generale l’obbligo di trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate, e molti non lo fanno. Va inserita manualmente nel Quadro E con il codice 12. Il limite complessivo con le altre spese di istruzione è di € 1.000 per figlio.

Il 50% sul figlio è automatico o devo dichiararlo?
Il precompilato riprende la situazione dell’anno precedente. Se già l’anno scorso era al 50%, lo ritrovi così anche quest’anno. Va comunque verificato e modificato se è cambiata la situazione o se si vuole attribuire il 100% al genitore con reddito più alto. Non è il sistema a decidere: sei tu.

Se non sono sposato/a, posso comunque detrarre le spese del figlio?
Sì. Per i figli comuni, le regole sono identiche a quelle dei coniugati: ripartizione al 50% o accordo per il 100%. Quello che non è possibile tra conviventi non sposati è la detrazione del partner come “coniuge a carico”.

Posso dare il 100% della detrazione del figlio al partner con reddito più alto?
Sì, ma l’altro genitore deve dichiarare 0% nel proprio 730. Se entrambi dichiarano percentuali che sommano più del 100%, si configura una doppia detrazione non ammessa con sanzioni.

Mio figlio ha 9 anni, perché non ho detrazioni per lui nel 730?
Perché dal 2022 i figli sotto i 21 anni non danno più diritto alla detrazione IRPEF fissa in dichiarazione: quella è stata sostituita dall’Assegno Unico INPS. Le spese che hai sostenuto per lui (mensa, sport, sanitarie) restano però detraibili normalmente.

Se sono separato e pago io la mensa, posso detrarla?
In linea di principio sì, se la ricevuta è a tuo nome e il pagamento è tracciabile. La situazione si complica se il figlio è fiscalmente a carico dell’altro genitore. Per importi significativi, conviene verificare con un CAF o un consulente fiscale.

Entro quando si può inviare il 730 2026?
Il modello precompilato è disponibile dal 30 aprile 2026. L’invio è possibile dal 14 maggio al 30 settembre 2026. Chi invia entro il 31 maggio riceve l’eventuale rimborso già nel cedolino di luglio.


Fonti: Agenzia delle Entrate — Guida alla dichiarazione precompilata 2026; Agenzia delle Entrate — Istruzioni Modello 730/2026; art. 15 TUIR — detrazioni per oneri; INPS, Assegno Unico Universale — circolare n. 7/2026; Agenzia delle Entrate, circolare n. 14/E 2022 — istruzioni Assegno Unico e detrazioni figli; D.Lgs. n. 192/2025 — riordino detrazioni familiari; Altroconsumo, guida familiari a carico 2026.

bonus_asilo_nido_2026_quando_come_fare_istruzioni_richiedi_funnifin

Il bonus asilo nido è uno dei principali strumenti di welfare pubblico a sostegno delle famiglie con figli piccoli. Il contributo, erogato dall’INPS, aiuta a coprire le spese per la frequenza dei servizi educativi per la prima infanzia. Nel 2026 il bonus può arrivare fino a 3.600 euro annui e introduce alcune novità operative, tra cui una domanda con validità pluriennale.

Il 31 marzo 2026 l’INPS ha attivato il servizio per inserire la domanda (articolo aggiornato il 31/03).

Il bonus asilo nido: un aiuto concreto per le famiglie

Il bonus asilo nido è un contributo economico destinato alle famiglie con bambini sotto i tre anni per sostenere le spese di frequenza dei servizi educativi per la prima infanzia. La misura è stata introdotta per facilitare l’accesso ai servizi di cura e favorire la conciliazione tra lavoro e genitorialità.

Negli ultimi anni il bonus è diventato uno degli strumenti più rilevanti tra le politiche di sostegno alla famiglia. Il contributo viene erogato direttamente dall’INPS come rimborso delle spese sostenute per il pagamento delle rette dei servizi educativi.

L’obiettivo della misura non è solo alleggerire il peso economico sulle famiglie, ma anche incentivare l’accesso ai servizi per l’infanzia nei primi anni di vita dei bambini, una fase particolarmente importante per lo sviluppo educativo e sociale.

Come funziona il bonus asilo nido e quali strutture sono ammesse

Il bonus viene riconosciuto come rimborso delle rette pagate per la frequenza di servizi educativi per bambini fino a tre anni. Il contributo viene erogato sulla base delle ricevute di pagamento presentate all’INPS.

Un aspetto che spesso genera confusione riguarda le strutture per le quali è possibile utilizzare il bonus. Il contributo non è limitato esclusivamente agli asili nido tradizionali, ma può essere utilizzato anche per altri servizi educativi per la prima infanzia autorizzati.

Tra le strutture ammesse rientrano:

– asili nido pubblici
– asili nido privati autorizzati
– micronidi
– sezioni primavera
– altri servizi educativi per l’infanzia autorizzati dagli enti locali

Questo significa che il bonus può essere utilizzato anche per servizi educativi diversi dal nido comunale, purché la struttura sia regolarmente autorizzata.

Bonus asilo nido 2026: novità e importi ISEE

Nel 2026 il bonus mantiene la struttura già prevista negli anni precedenti, ma introduce alcuni elementi operativi che rendono più semplice l’accesso alla misura.

Una delle novità riguarda la durata della domanda. Dal 2026 la richiesta può avere una validità fino a tre anni, evitando alle famiglie di dover presentare una nuova domanda ogni anno per lo stesso bambino.

Sul piano economico, il contributo può arrivare fino a 3.600 euro annui per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, a determinate condizioni di reddito e composizione familiare.

Gli importi variano in base all’ISEE minorenni del nucleo familiare.

Per i bambini nati dal 2024:

– fino a 3.600 euro annui per nuclei con ISEE fino a 40.000 euro e almeno un altro figlio sotto i 10 anni
– fino a 1.500 euro annui per ISEE superiori o non presentato

Per i bambini nati prima del 2024 restano invece le tre fasce già previste:

– fino a 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000 euro
– fino a 2.500 euro annui con ISEE tra 25.001 e 40.000 euro
– fino a 1.500 euro annui con ISEE superiore a 40.000 euro

Il bonus viene erogato mensilmente, fino a copertura delle spese sostenute per la retta del servizio educativo.

Esempi: quanto ricevi con il bonus asilo nido

Una delle domande più frequenti riguarda quanto si riceve davvero con il bonus asilo nido. L’importo massimo può arrivare fino a 3.600 euro, ma nella pratica dipende dall’ISEE e dal costo della retta. Il contributo viene erogato mese per mese, in base alla retta effettivamente pagata.

Esempio pratico 1

Famiglia con ISEE di 22.000 euro
Bambino nato nel 2023
Retta del nido: 400 euro al mese

Il bonus massimo è 3.000 euro annui.

In questo caso l’INPS rimborsa fino a circa 272 euro al mese per 11 mesi, per un totale massimo di 3.000 euro.

Esempio pratico 2

Famiglia con ISEE di 30.000 euro
Bambino nato nel 2024
Retta del nido: 350 euro al mese

Il bonus massimo può arrivare fino a 3.600 euro annui se sono presenti i requisiti familiari previsti.

Se la retta è inferiore all’importo massimo, il contributo coprirà comunque solo la spesa effettivamente sostenuta.

Esempio pratico 3

Famiglia con ISEE superiore a 40.000 euro

In questo caso il contributo massimo è 1.500 euro annui, cioè circa 136 euro al mese.

Cose importanti da sapere: quando fare domanda e quando arriva il bonus

Un aspetto importante da conoscere riguarda le tempistiche della domanda e dei pagamenti del bonus asilo nido.

A partire dal 2026 non è più necessario presentare una nuova domanda ogni anno. Una volta presentata e accolta, la richiesta resta valida anche per gli anni successivi fino al compimento dei tre anni del bambino, fermo restando il controllo dei requisiti e la prenotazione delle mensilità per ogni anno.

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Questo rappresenta una semplificazione significativa per le famiglie. Infatti, l’apertura delle domande dipende dalla pubblicazione della circolare INPS che avvia ufficialmente la campagna annuale.

Il 31 marzo 2026 l’INPS ha aperto la possibilità di presentare la domanda (Aggiornamento dell’articolo al 31 marzo)

È importante ricordare che il bonus non viene erogato automaticamente. Per ottenere il rimborso è necessario caricare nel portale INPS la documentazione che dimostra il pagamento della retta.

In particolare, ogni mese devono essere inseriti:

– la fattura o ricevuta della retta dell’asilo nido
– la prova del pagamento effettuato, ad esempio tramite conto corrente

Solo dopo la verifica della documentazione da parte dell’INPS viene disposto il pagamento del contributo.

I tempi di verifica iniziali non sono immediati. In genere l’Istituto impiega circa due o tre mesi per controllare la documentazione caricata. Per questo motivo il primo pagamento del bonus arriva solitamente tra maggio e giugno e comprende anche le mensilità arretrate a partire da gennaio.

Chi può richiedere il bonus e come fare domanda

La domanda per il bonus asilo nido può essere presentata dal genitore che sostiene il pagamento della retta del servizio educativo.

Per accedere alla misura è necessario che:

– il bambino abbia meno di tre anni
– il genitore richiedente sia residente in Italia
– il bambino sia iscritto a un servizio educativo autorizzato
– venga presentato l’ISEE minorenni, se si vuole accedere agli importi più elevati

La richiesta può essere presentata direttamente sul portale dell’INPS oppure tramite patronati e CAF.

Oggi puoi richiedere il bonus asilo nido anche attraverso la piattaforma di FunniFin.

Tramite FunniFin è possibile verificare i bonus pubblici disponibili per il proprio nucleo familiare e ricevere supporto nella richiesta di agevolazioni, rendendo più semplice l’accesso alle misure di welfare pubblico.

Bonus asilo nido e sostegno alla genitorialità

Il bonus asilo nido rientra tra le principali politiche di sostegno alla genitorialità previste dal welfare pubblico italiano. Insieme ad altre misure come l’assegno unico per i figli o i bonus legati all’istruzione, rappresenta uno degli strumenti con cui lo Stato cerca di supportare le famiglie nei primi anni di vita dei bambini.

Ridurre il costo dei servizi per l’infanzia significa facilitare l’accesso all’educazione nei primi anni di vita e allo stesso tempo sostenere la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro.

In questo senso, il bonus asilo nido non è solo un contributo economico, ma uno strumento che contribuisce a rendere più sostenibile la gestione della vita familiare nei primi anni di crescita dei figli.

Welfare pubblico e welfare aziendale: perché integrarli può fare la differenza

Il bonus asilo nido è uno degli strumenti più importanti del welfare pubblico a supporto delle famiglie con figli piccoli. Tuttavia, nella pratica quotidiana molte famiglie non riescono a sfruttarlo pienamente. I motivi sono diversi: scarsa conoscenza delle misure disponibili, difficoltà nella gestione delle pratiche o semplicemente mancanza di tempo per orientarsi tra le procedure.

Per questo motivo negli ultimi anni si sta affermando sempre di più un modello di integrazione tra welfare pubblico e welfare aziendale. Le aziende, infatti, possono affiancare alle proprie iniziative di welfare strumenti che aiutano i dipendenti a conoscere e utilizzare le agevolazioni pubbliche a cui hanno diritto.

Nel caso del bonus asilo nido, questo significa ad esempio supportare i lavoratori nel comprendere i requisiti, nella presentazione della domanda o nella gestione delle ricevute da caricare sul portale INPS. Un supporto di questo tipo ha un impatto concreto sul benessere economico delle famiglie, perché permette di recuperare ogni anno somme che possono arrivare fino a diverse migliaia di euro.

Per le imprese si tratta anche di una leva strategica. Integrare welfare pubblico e welfare aziendale consente infatti di rafforzare le politiche di supporto alla genitorialità, migliorare la percezione dei benefit offerti e aumentare il valore reale del pacchetto di welfare senza necessariamente incrementare i costi diretti per l’azienda.

In questo contesto stanno emergendo soluzioni che aiutano i dipendenti a orientarsi tra bonus, detrazioni e agevolazioni pubbliche. Strumenti come quelli messi a disposizione da Funnifin permettono di individuare le misure disponibili, verificare i requisiti e gestire in modo più semplice le pratiche, trasformando il welfare pubblico in una componente concreta del benessere finanziario dei lavoratori.

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bonus-pubblici-2026-confermati-legge-bilancio-2026

La Legge di Bilancio 2026 introduce, rafforza e conferma una serie di misure che incidono su famiglie, lavoro e welfare. L’ISEE e il reddito restano elementi centrali per l’accesso alle principali agevolazioni.

Il quadro generale della manovra 2026

La Legge di Bilancio 2026 prevede un intervento complessivo di circa 22 miliardi di euro. La manovra, come ogni anno, è stata approvata a fine dicembre e indica la somma degli interventi statali e la suddivisione della spesa delle risorse per le diverse voci di bilancio (salute, scuola, welfare, trasporti ecc) .

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isee_2026_cos'é_come_si_calcola

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è uno strumento fondamentale per accedere a numerose agevolazioni e bonus.
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Dicembre è il mese in cui molte misure si chiudono e altre iniziano a prendere forma. Capire quali bonus sono ancora attivi e cosa cambierà nel 2026 aiuta a non perdere opportunità e a pianificare con maggiore consapevolezza.

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Scopri quali bonus pubblici possono aiutare i dipendenti e come richiederli online in modo semplice. Le aziende possono facilitare l’accesso e migliorare il benessere economico delle persone.

Perché i bonus pubblici diventano importanti per i dipendenti

L’aumento dei prezzi crea una pressione costante sui lavoratori. La capacità di risparmio si riduce e le famiglie faticano a coprire spese che fino a pochi anni fa erano sostenibili.

In questo scenario i bonus pubblici diventano una risorsa concreta che aiuta a mantenere un equilibrio economico più stabile.

Molti dipendenti però non sanno quali bonus esistono o credono di non rientrare nei requisiti.

La distanza tra l’esistenza dei bonus e la loro reale fruizione è uno dei problemi principali.

Bonus pubblici che riguardano direttamente i lavoratori

I bonus rivolti ai lavoratori appartengono a categorie ricorrenti. Le più comuni sono:

Queste misure cambiano nel tempo. I dipendenti devono sapere cosa è stato aggiornato e quali novità introduce ogni anno.

La complessità rende difficile richiedere i bonus

Il problema non riguarda la volontà delle persone. Riguarda la difficoltà nel muoversi fra portali, scadenze e documenti. Gli ostacoli più frequenti sono evidenti:

La conseguenza è una rinuncia silenziosa. Il dipendente sceglie di non provarci perché teme di perdere tempo o di commettere errori.

I dipendenti devono sapere come funzionano le richieste online

La maggior parte dei bonus si ottiene tramite piattaforme digitali. Per questo i dipendenti devono avere credenziali attive e funzionanti. SPID, CIE o CNS svolgono lo stesso scopo ma richiedono attenzione nella fase di attivazione.

Per individuare un bonus è utile consultare:

La domanda richiede sempre la compilazione attenta di moduli e l’invio di documenti specifici. Anche un dettaglio incompleto può bloccare l’intera procedura

Le aziende possono facilitare la richiesta dei bonus

Il ruolo delle aziende è decisivo perché può ridurre la complessità. Non servono progetti articolati. Servono azioni semplici e concrete che accompagnano i lavoratori.

Le iniziative più utili sono:

Questi interventi aumentano in modo significativo la capacità dei dipendenti di accedere ai bonus.

Il welfare aziendale migliora quando si integra con i bonus pubblici

Il welfare aziendale copre bisogni legati alla qualità della vita. I bonus pubblici invece alleggeriscono le spese quotidiane.

L’integrazione delle due leve permette di creare un sostegno più efficace.

Integrarle significa:

Questo approccio migliora la percezione del welfare perché lo rende tangibile nelle spese reali dei dipendenti.

L’educazione finanziaria permette ai dipendenti di usare meglio i bonus

Molti dipendenti non hanno familiarità con documenti fiscali o procedure digitali. Non è una mancanza personale. È un limite culturale diffuso.

L’educazione finanziaria in azienda diventa quindi uno strumento prezioso.

Un percorso formativo semplice permette di:

Anche poche ore di formazione possono migliorare la capacità delle persone di richiedere i bonus che spettano loro.

Il wellbeing aziendale aumenta quando i dipendenti riescono a ottenere i bonus

Il benessere finanziario è un elemento centrale della vita dei lavoratori.

Quando un’azienda aiuta i dipendenti a ottenere i bonus pubblici non offre solo un supporto economico ma crea una sensazione di sicurezza.

I dipendenti percepiscono un’azienda presente, attenta e capace di rendere più semplice la gestione della vita quotidiana.

È una forma di wellbeing concreto perché incide sul reddito reale e riduce l’ansia legata alle spese.

Un’azienda che si muove in questa direzione crea un ambiente più solido, più sereno e più orientato alla cura delle persone.

Gli HR possono diventare un punto di riferimento nella gestione dei bonus

Il ruolo degli HR può andare oltre la semplice comunicazione delle misure disponibili.

Gli HR possono diventare un vero punto di riferimento nella gestione dei bonus creando un ambiente in cui i dipendenti si sentono accompagnati e non lasciati soli davanti alla burocrazia. Questo approccio permette ai lavoratori di affrontare il tema con meno ansia e con una maggiore fiducia.

Gli interventi più utili includono:

Quando gli HR lavorano in questo modo costruiscono una relazione più forte con le persone e semplificano un ambito che spesso risulta complesso. È un intervento che migliora la qualità della vita dei dipendenti e aumenta la fiducia verso l’azienda.

Le proposte di agevolazioni al vaglio di governo e parlamenti per le famiglie e la possibilità di richiederle grazie al nuovo sportello digitale, per gestirle senza burocrazia.

2026: Un anno chiave per le agevolazioni

Per la Manovra 2026 il Governo sta lavorando a una serie di misure fiscali e bonus destinati a sostenere famiglie, ceto medio e imprese, in un contesto di inflazione ancora elevata e aumento dei costi della vita.

Molte proposte sono ancora in fase di definizione, ma le linee generali tracciano già una direzione chiara: ridurre la pressione fiscale, stimolare i consumi e favorire il welfare familiare (o perlomeno queste sono le intenzioni).

Bonus edilizi e ristrutturazioni: conferme e proroghe

Tra le misure più attese, ci sono le proroghe dei bonus edilizi.

Il Governo intende mantenere il bonus ristrutturazioni con una detrazione del 50% anche per il 2026, almeno per la prima casa, con possibilità di detrazione ridotta al 36% per alcune categorie.

La stabilità di questi incentivi è considerata fondamentale per il settore edile, che ha beneficiato enormemente delle detrazioni fiscali negli ultimi anni.

La continuità delle agevolazioni per l’edilizia per il 2026 può permette alle famiglie di pianificare interventi con maggiore serenità e senza rincorrere scadenze, ma sembra che il Superbonus sarà definitivamente un ricordo del passato.

Taglio IRPEF e alleggerimento per il ceto medio

Un altro punto centrale della manovra riguarda il taglio delle aliquote IRPEF, dopo quelle dell’anno scorso.

L’obiettivo dichiarato è alleggerire la seconda fascia di reddito, con un passaggio dal 35% al 33%, e ampliare la platea dei beneficiari.

Si parla di un’estensione dello scaglione da 50.000 a 60.000 euro, così da favorire una fascia più ampia di lavoratori dipendenti e autonomi.

La misura avrebbe un impatto diretto sulla busta paga dei lavoratori, aumentando la disponibilità netta mensile di alcune fasce di reddito di lavoratori e sostenendo i consumi interni.

Nuovi incentivi per famiglie e natalità

Tra le novità in discussione c’è anche un bonus previdenziale per i neonati.

Il Governo valuta di introdurre un contributo economico iniziale, da versare su un fondo di previdenza complementare intestato al bambino, per incoraggiare le famiglie a pensare al futuro dei figli fin dalla nascita.

Accanto a questa misura la manovra prevede un rafforzamento del bonus mamme (che potrebbe passare da 40 a 60 euro mensili) e un ampliamento della Carta dedicata a te, destinata alle famiglie con redditi medio-bassi per l’acquisto di beni essenziali.

Riforma ISEE e nuovi criteri di accesso

Si parla insistentemente inoltre di una possibile revisione del calcolo ISEE: il Governo starebbe valutando l’esclusione della prima casa dal conteggio e un aggiornamento delle scale di equivalenza.

Coperture?

Si stima che la manovra comporterà un impegno di circa 18 miliardi di euro annui e molte di queste proposte sono ancora in fase di trattativa.

La sfida principale per il Governo sarà trovare le coperture finanziarie. Alcune delle risorse necessarie dovrebbero provenire dal contributo straordinario richiesto a banche e assicurazioni, stimato intorno a 4,5 miliardi per il 2026.

Rischi di tagli e rimodulazioni

Accanto alle nuove misure, ci sono anche alcune ipotesi di riduzione o rimodulazione dei bonus esistenti, necessarie per compensare il costo delle nuove iniziative fiscali.

In particolare, si parla di possibili tagli ai bonus edilizi:

Il Governo valuta anche di razionalizzare detrazioni e sconti fiscali “minori”, per liberare risorse da destinare al taglio IRPEF e ai nuovi bonus per famiglie e natalità.

Si tratta ancora di proposte in fase di discussione, ma confermano un quadro in cui non tutti i bonus sopravviveranno intatti: la priorità sarà concentrare le risorse sulle misure con impatto sociale più ampio.

Come gestire i bonus in azienda con FunniFin

In un contesto in continua evoluzione, per cui i bonus cambiano di anno in anno e la burocrazia resta un ostacolo, le aziende possono fare la differenza offrendo ai propri dipendenti strumenti digitali di supporto fiscale.

Con la nuova funzionalità “FunniFin Bonus”, FunniFin semplifica l’accesso alle agevolazioni pubbliche:

Per le aziende questa funzione è una leva di welfare aziendale misurabile, che migliora il benessere finanziario dei dipendenti con un ROI certo.

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