
Il bonus asilo nido è uno dei principali strumenti di welfare pubblico a sostegno delle famiglie con figli piccoli. Il contributo, erogato dall’INPS, aiuta a coprire le spese per la frequenza dei servizi educativi per la prima infanzia. Nel 2026 il bonus può arrivare fino a 3.600 euro annui e introduce alcune novità operative, tra cui una domanda con validità pluriennale.
Il 31 marzo 2026 l’INPS ha attivato il servizio per inserire la domanda (articolo aggiornato il 31/03).
Il bonus asilo nido: un aiuto concreto per le famiglie
Il bonus asilo nido è un contributo economico destinato alle famiglie con bambini sotto i tre anni per sostenere le spese di frequenza dei servizi educativi per la prima infanzia. La misura è stata introdotta per facilitare l’accesso ai servizi di cura e favorire la conciliazione tra lavoro e genitorialità.
Negli ultimi anni il bonus è diventato uno degli strumenti più rilevanti tra le politiche di sostegno alla famiglia. Il contributo viene erogato direttamente dall’INPS come rimborso delle spese sostenute per il pagamento delle rette dei servizi educativi.
L’obiettivo della misura non è solo alleggerire il peso economico sulle famiglie, ma anche incentivare l’accesso ai servizi per l’infanzia nei primi anni di vita dei bambini, una fase particolarmente importante per lo sviluppo educativo e sociale.
Come funziona il bonus asilo nido e quali strutture sono ammesse
Il bonus viene riconosciuto come rimborso delle rette pagate per la frequenza di servizi educativi per bambini fino a tre anni. Il contributo viene erogato sulla base delle ricevute di pagamento presentate all’INPS.
Un aspetto che spesso genera confusione riguarda le strutture per le quali è possibile utilizzare il bonus. Il contributo non è limitato esclusivamente agli asili nido tradizionali, ma può essere utilizzato anche per altri servizi educativi per la prima infanzia autorizzati.
Tra le strutture ammesse rientrano:
– asili nido pubblici
– asili nido privati autorizzati
– micronidi
– sezioni primavera
– altri servizi educativi per l’infanzia autorizzati dagli enti locali
Questo significa che il bonus può essere utilizzato anche per servizi educativi diversi dal nido comunale, purché la struttura sia regolarmente autorizzata.
Bonus asilo nido 2026: novità e importi ISEE
Nel 2026 il bonus mantiene la struttura già prevista negli anni precedenti, ma introduce alcuni elementi operativi che rendono più semplice l’accesso alla misura.
Una delle novità riguarda la durata della domanda. Dal 2026 la richiesta può avere una validità fino a tre anni, evitando alle famiglie di dover presentare una nuova domanda ogni anno per lo stesso bambino.
Sul piano economico, il contributo può arrivare fino a 3.600 euro annui per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, a determinate condizioni di reddito e composizione familiare.
Gli importi variano in base all’ISEE minorenni del nucleo familiare.
Per i bambini nati dal 2024:
– fino a 3.600 euro annui per nuclei con ISEE fino a 40.000 euro e almeno un altro figlio sotto i 10 anni
– fino a 1.500 euro annui per ISEE superiori o non presentato
Per i bambini nati prima del 2024 restano invece le tre fasce già previste:
– fino a 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000 euro
– fino a 2.500 euro annui con ISEE tra 25.001 e 40.000 euro
– fino a 1.500 euro annui con ISEE superiore a 40.000 euro
Il bonus viene erogato mensilmente, fino a copertura delle spese sostenute per la retta del servizio educativo.
Esempi: quanto ricevi con il bonus asilo nido
Una delle domande più frequenti riguarda quanto si riceve davvero con il bonus asilo nido. L’importo massimo può arrivare fino a 3.600 euro, ma nella pratica dipende dall’ISEE e dal costo della retta. Il contributo viene erogato mese per mese, in base alla retta effettivamente pagata.
Esempio pratico 1
Famiglia con ISEE di 22.000 euro
Bambino nato nel 2023
Retta del nido: 400 euro al mese
Il bonus massimo è 3.000 euro annui.
In questo caso l’INPS rimborsa fino a circa 272 euro al mese per 11 mesi, per un totale massimo di 3.000 euro.
Esempio pratico 2
Famiglia con ISEE di 30.000 euro
Bambino nato nel 2024
Retta del nido: 350 euro al mese
Il bonus massimo può arrivare fino a 3.600 euro annui se sono presenti i requisiti familiari previsti.
Se la retta è inferiore all’importo massimo, il contributo coprirà comunque solo la spesa effettivamente sostenuta.
Esempio pratico 3
Famiglia con ISEE superiore a 40.000 euro
In questo caso il contributo massimo è 1.500 euro annui, cioè circa 136 euro al mese.
Cose importanti da sapere: quando fare domanda e quando arriva il bonus
Un aspetto importante da conoscere riguarda le tempistiche della domanda e dei pagamenti del bonus asilo nido.
A partire dal 2026 non è più necessario presentare una nuova domanda ogni anno. Una volta presentata e accolta, la richiesta resta valida anche per gli anni successivi fino al compimento dei tre anni del bambino, fermo restando il controllo dei requisiti e la prenotazione delle mensilità per ogni anno.
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Questo rappresenta una semplificazione significativa per le famiglie. Infatti, l’apertura delle domande dipende dalla pubblicazione della circolare INPS che avvia ufficialmente la campagna annuale.
Il 31 marzo 2026 l’INPS ha aperto la possibilità di presentare la domanda (Aggiornamento dell’articolo al 31 marzo)
È importante ricordare che il bonus non viene erogato automaticamente. Per ottenere il rimborso è necessario caricare nel portale INPS la documentazione che dimostra il pagamento della retta.
In particolare, ogni mese devono essere inseriti:
– la fattura o ricevuta della retta dell’asilo nido
– la prova del pagamento effettuato, ad esempio tramite conto corrente
Solo dopo la verifica della documentazione da parte dell’INPS viene disposto il pagamento del contributo.
I tempi di verifica iniziali non sono immediati. In genere l’Istituto impiega circa due o tre mesi per controllare la documentazione caricata. Per questo motivo il primo pagamento del bonus arriva solitamente tra maggio e giugno e comprende anche le mensilità arretrate a partire da gennaio.
Chi può richiedere il bonus e come fare domanda
La domanda per il bonus asilo nido può essere presentata dal genitore che sostiene il pagamento della retta del servizio educativo.
Per accedere alla misura è necessario che:
– il bambino abbia meno di tre anni
– il genitore richiedente sia residente in Italia
– il bambino sia iscritto a un servizio educativo autorizzato
– venga presentato l’ISEE minorenni, se si vuole accedere agli importi più elevati
La richiesta può essere presentata direttamente sul portale dell’INPS oppure tramite patronati e CAF.
Oggi puoi richiedere il bonus asilo nido anche attraverso la piattaforma di FunniFin.
Tramite FunniFin è possibile verificare i bonus pubblici disponibili per il proprio nucleo familiare e ricevere supporto nella richiesta di agevolazioni, rendendo più semplice l’accesso alle misure di welfare pubblico.
Bonus asilo nido e sostegno alla genitorialità
Il bonus asilo nido rientra tra le principali politiche di sostegno alla genitorialità previste dal welfare pubblico italiano. Insieme ad altre misure come l’assegno unico per i figli o i bonus legati all’istruzione, rappresenta uno degli strumenti con cui lo Stato cerca di supportare le famiglie nei primi anni di vita dei bambini.
Ridurre il costo dei servizi per l’infanzia significa facilitare l’accesso all’educazione nei primi anni di vita e allo stesso tempo sostenere la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro.
In questo senso, il bonus asilo nido non è solo un contributo economico, ma uno strumento che contribuisce a rendere più sostenibile la gestione della vita familiare nei primi anni di crescita dei figli.
Welfare pubblico e welfare aziendale: perché integrarli può fare la differenza
Il bonus asilo nido è uno degli strumenti più importanti del welfare pubblico a supporto delle famiglie con figli piccoli. Tuttavia, nella pratica quotidiana molte famiglie non riescono a sfruttarlo pienamente. I motivi sono diversi: scarsa conoscenza delle misure disponibili, difficoltà nella gestione delle pratiche o semplicemente mancanza di tempo per orientarsi tra le procedure.
Per questo motivo negli ultimi anni si sta affermando sempre di più un modello di integrazione tra welfare pubblico e welfare aziendale. Le aziende, infatti, possono affiancare alle proprie iniziative di welfare strumenti che aiutano i dipendenti a conoscere e utilizzare le agevolazioni pubbliche a cui hanno diritto.
Nel caso del bonus asilo nido, questo significa ad esempio supportare i lavoratori nel comprendere i requisiti, nella presentazione della domanda o nella gestione delle ricevute da caricare sul portale INPS. Un supporto di questo tipo ha un impatto concreto sul benessere economico delle famiglie, perché permette di recuperare ogni anno somme che possono arrivare fino a diverse migliaia di euro.
Per le imprese si tratta anche di una leva strategica. Integrare welfare pubblico e welfare aziendale consente infatti di rafforzare le politiche di supporto alla genitorialità, migliorare la percezione dei benefit offerti e aumentare il valore reale del pacchetto di welfare senza necessariamente incrementare i costi diretti per l’azienda.
In questo contesto stanno emergendo soluzioni che aiutano i dipendenti a orientarsi tra bonus, detrazioni e agevolazioni pubbliche. Strumenti come quelli messi a disposizione da Funnifin permettono di individuare le misure disponibili, verificare i requisiti e gestire in modo più semplice le pratiche, trasformando il welfare pubblico in una componente concreta del benessere finanziario dei lavoratori.

Il welfare pubblico è l’insieme di servizi, prestazioni e politiche attraverso cui lo Stato tutela il benessere economico e sociale dei cittadini. Dalla sanità alle pensioni, fino ai bonus e alle agevolazioni economiche, il sistema di welfare pubblico rappresenta uno dei pilastri delle politiche sociali moderne. Come le aziende possono aiutare i dipendenti ad accedervi?
Cosa si intende per welfare pubblico
Con il termine welfare pubblico si indica l’insieme delle politiche e degli strumenti attraverso cui lo Stato garantisce ai cittadini un livello minimo di protezione sociale e di benessere economico. Il concetto nasce nel Novecento con lo sviluppo dei cosiddetti welfare state, cioè sistemi statuali di protezione sociale progettati per ridurre le disuguaglianze e assicurare condizioni di vita dignitose a tutta la popolazione.
Nel tempo il welfare pubblico ha assunto forme diverse nei vari paesi, ma l’obiettivo rimane lo stesso: intervenire quando il mercato o le risorse individuali non sono sufficienti a garantire sicurezza economica e accesso ai servizi fondamentali.
In questo senso il welfare pubblico non riguarda solo trasferimenti economici, ma comprende un insieme più ampio di servizi e politiche che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone.
Quali servizi rientrano nel welfare pubblico
Quando si parla di welfare pubblico si pensa spesso ai sussidi economici, ma in realtà il sistema è molto più articolato. Il welfare pubblico include tutte quelle politiche che permettono ai cittadini di accedere a servizi essenziali indipendentemente dal loro reddito o dalla loro condizione economica.
Tra i principali ambiti rientrano la sanità pubblica, il sistema pensionistico, l’istruzione, le politiche per il lavoro e le misure di sostegno al reddito. In molti casi queste prestazioni assumono la forma di servizi universali, come nel caso del sistema sanitario nazionale, mentre in altri casi sono erogate sulla base di specifici requisiti economici o familiari.
Negli ultimi anni, accanto ai servizi tradizionali, si sono diffuse anche numerose misure di sostegno economico diretto, come bonus, agevolazioni e contributi destinati a famiglie, lavoratori e cittadini in determinate condizioni. Questi strumenti rappresentano oggi una componente importante delle politiche di welfare.
Welfare pubblico in Italia: come funziona
Il sistema di welfare pubblico italiano si basa su una combinazione di servizi universali e prestazioni selettive. Alcune misure sono garantite a tutta la popolazione, mentre altre sono accessibili solo a chi rientra in determinate soglie economiche.
Uno degli strumenti più utilizzati per determinare l’accesso alle prestazioni sociali è l’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, che permette di valutare reddito e patrimonio delle famiglie. Molte agevolazioni pubbliche vengono infatti erogate proprio sulla base di questo indicatore.
Secondo i dati sulla spesa sociale pubblicati periodicamente da ISTAT e Commissione Europea, la spesa per protezione sociale rappresenta una quota molto significativa della spesa pubblica. In Italia supera il 27% del PIL, includendo pensioni, sanità, politiche per la famiglia, sostegni al reddito e servizi sociali.
Questa struttura rende il welfare pubblico uno dei principali strumenti di redistribuzione economica e di protezione sociale nel Paese.
Il ruolo dei bonus e delle agevolazioni nel welfare pubblico
Negli ultimi anni una parte crescente delle politiche di welfare pubblico ha assunto la forma di bonus e agevolazioni economiche. Si tratta di strumenti che permettono allo Stato di intervenire in modo mirato su specifiche esigenze sociali o economiche.
Tra gli esempi più diffusi rientrano misure come l’Assegno Unico per i figli, i bonus sociali per le bollette energetiche, i contributi per l’asilo nido o le agevolazioni per l’istruzione. Queste misure hanno l’obiettivo di sostenere le famiglie, incentivare determinati comportamenti o ridurre il peso di alcune spese essenziali.
Proprio perché molte di queste prestazioni sono legate a requisiti economici o a specifiche condizioni familiari, non sempre è semplice per i cittadini orientarsi tra le varie opportunità disponibili. Per questo motivo negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso strumenti e servizi che aiutano le persone a comprendere e utilizzare meglio le misure di welfare pubblico.
Welfare pubblico e welfare aziendale: quali differenze
Accanto al welfare pubblico si è sviluppato negli ultimi anni anche il welfare aziendale, cioè l’insieme di servizi e benefit offerti dalle imprese ai propri dipendenti per migliorare il benessere finanziario e la qualità della vita.
La differenza principale riguarda il soggetto che eroga il servizio. Nel welfare pubblico le prestazioni sono garantite dallo Stato e finanziate attraverso il sistema fiscale. Nel welfare aziendale, invece, i servizi vengono offerti direttamente dall’impresa come parte delle politiche di gestione delle risorse umane.
Questi due modelli non sono alternativi, ma sempre più spesso risultano complementari. Il welfare pubblico garantisce una base di protezione sociale, mentre il welfare aziendale può integrare questi strumenti con servizi aggiuntivi dedicati ai lavoratori.
Perché welfare pubblico e welfare aziendale stanno diventando complementari
Negli ultimi anni il dibattito sul welfare si è progressivamente spostato verso un modello più integrato, in cui diversi attori contribuiscono al benessere delle persone. Lo Stato continua a svolgere un ruolo centrale, ma accanto alle politiche pubbliche si sviluppano anche iniziative private e aziendali.
In questo contesto, la capacità di accedere e utilizzare correttamente gli strumenti di welfare pubblico diventa sempre più importante. Molti cittadini, infatti, non conoscono tutte le opportunità disponibili o incontrano difficoltà nel richiederle.
Per questo motivo cresce l’interesse verso soluzioni che aiutino le persone a orientarsi tra bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Facilitare l’accesso al welfare pubblico non significa soltanto migliorare il benessere economico individuale, ma anche rendere più efficace l’intero sistema di protezione sociale.
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La Legge di Bilancio 2026 introduce, rafforza e conferma una serie di misure che incidono su famiglie, lavoro e welfare. L’ISEE e il reddito restano elementi centrali per l’accesso alle principali agevolazioni.
Il quadro generale della manovra 2026
La Legge di Bilancio 2026 prevede un intervento complessivo di circa 22 miliardi di euro. La manovra, come ogni anno, è stata approvata a fine dicembre e indica la somma degli interventi statali e la suddivisione della spesa delle risorse per le diverse voci di bilancio (salute, scuola, welfare, trasporti ecc) .

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è uno strumento fondamentale per accedere a numerose agevolazioni e bonus.
(altro…)

Dicembre è il mese in cui molte misure si chiudono e altre iniziano a prendere forma. Capire quali bonus sono ancora attivi e cosa cambierà nel 2026 aiuta a non perdere opportunità e a pianificare con maggiore consapevolezza.

Scopri quali bonus pubblici possono aiutare i dipendenti e come richiederli online in modo semplice. Le aziende possono facilitare l’accesso e migliorare il benessere economico delle persone.

Perché i bonus pubblici diventano importanti per i dipendenti
L’aumento dei prezzi crea una pressione costante sui lavoratori. La capacità di risparmio si riduce e le famiglie faticano a coprire spese che fino a pochi anni fa erano sostenibili.
In questo scenario i bonus pubblici diventano una risorsa concreta che aiuta a mantenere un equilibrio economico più stabile.
Molti dipendenti però non sanno quali bonus esistono o credono di non rientrare nei requisiti.
La distanza tra l’esistenza dei bonus e la loro reale fruizione è uno dei problemi principali.
Bonus pubblici che riguardano direttamente i lavoratori
I bonus rivolti ai lavoratori appartengono a categorie ricorrenti. Le più comuni sono:
- Contributi per figli e famiglie
- Sostegni per redditi medio bassi
- Detrazioni attivabili tramite 730
- Agevolazioni per casa, energia e mobilità
- Bonus che richiedono SPID o CIE per la domanda online
Queste misure cambiano nel tempo. I dipendenti devono sapere cosa è stato aggiornato e quali novità introduce ogni anno.
La complessità rende difficile richiedere i bonus
Il problema non riguarda la volontà delle persone. Riguarda la difficoltà nel muoversi fra portali, scadenze e documenti. Gli ostacoli più frequenti sono evidenti:
- Informazioni poco chiare
- Requisiti poco comprensibili
- Documenti che non risultano aggiornati
- Interfacce digitali che cambiano
- Paura di sbagliare la domanda
La conseguenza è una rinuncia silenziosa. Il dipendente sceglie di non provarci perché teme di perdere tempo o di commettere errori.
I dipendenti devono sapere come funzionano le richieste online
La maggior parte dei bonus si ottiene tramite piattaforme digitali. Per questo i dipendenti devono avere credenziali attive e funzionanti. SPID, CIE o CNS svolgono lo stesso scopo ma richiedono attenzione nella fase di attivazione.
Per individuare un bonus è utile consultare:
- Portali istituzionali
- Comunicazioni ufficiali
- Piattaforme che raccolgono le misure in modo aggiornato
La domanda richiede sempre la compilazione attenta di moduli e l’invio di documenti specifici. Anche un dettaglio incompleto può bloccare l’intera procedura
Le aziende possono facilitare la richiesta dei bonus
Il ruolo delle aziende è decisivo perché può ridurre la complessità. Non servono progetti articolati. Servono azioni semplici e concrete che accompagnano i lavoratori.
Le iniziative più utili sono:
- Comunicazioni chiare che ricordano bonus e scadenze
- Piccole guide interne che spiegano come muoversi nelle piattaforme
- Momenti informativi dedicati al tema
- Supporto nella raccolta dei documenti
- Verifica con i dipendenti della presenza di SPID o CIE attivi
Questi interventi aumentano in modo significativo la capacità dei dipendenti di accedere ai bonus.
Il welfare aziendale migliora quando si integra con i bonus pubblici
Il welfare aziendale copre bisogni legati alla qualità della vita. I bonus pubblici invece alleggeriscono le spese quotidiane.
L’integrazione delle due leve permette di creare un sostegno più efficace.
Integrarle significa:
- Usare i bonus per ridurre costi ricorrenti
- Usare il welfare per migliorare il benessere generale
- Aumentare il potere d’acquisto senza aumentare i costi per l’azienda
- Creare un sistema di supporto più stabile per tutto l’anno
Questo approccio migliora la percezione del welfare perché lo rende tangibile nelle spese reali dei dipendenti.
L’educazione finanziaria permette ai dipendenti di usare meglio i bonus
Molti dipendenti non hanno familiarità con documenti fiscali o procedure digitali. Non è una mancanza personale. È un limite culturale diffuso.
L’educazione finanziaria in azienda diventa quindi uno strumento prezioso.
Un percorso formativo semplice permette di:
- Leggere meglio le informazioni
- Capire i requisiti
- Evitare errori che bloccano le domande
- Fare scelte più consapevoli
Anche poche ore di formazione possono migliorare la capacità delle persone di richiedere i bonus che spettano loro.
Il wellbeing aziendale aumenta quando i dipendenti riescono a ottenere i bonus
Il benessere finanziario è un elemento centrale della vita dei lavoratori.
Quando un’azienda aiuta i dipendenti a ottenere i bonus pubblici non offre solo un supporto economico ma crea una sensazione di sicurezza.
I dipendenti percepiscono un’azienda presente, attenta e capace di rendere più semplice la gestione della vita quotidiana.
È una forma di wellbeing concreto perché incide sul reddito reale e riduce l’ansia legata alle spese.
Un’azienda che si muove in questa direzione crea un ambiente più solido, più sereno e più orientato alla cura delle persone.
Gli HR possono diventare un punto di riferimento nella gestione dei bonus
Il ruolo degli HR può andare oltre la semplice comunicazione delle misure disponibili.
Gli HR possono diventare un vero punto di riferimento nella gestione dei bonus creando un ambiente in cui i dipendenti si sentono accompagnati e non lasciati soli davanti alla burocrazia. Questo approccio permette ai lavoratori di affrontare il tema con meno ansia e con una maggiore fiducia.
Gli interventi più utili includono:
- Creare flussi interni chiari che guidano i dipendenti passo dopo passo
- Individuare per tempo i periodi dell’anno in cui si concentrano le richieste
- Raccogliere domande ricorrenti e trasformarle in materiali utili
- Segnalare con anticipo cambiamenti normativi che impattano sui bonus
Quando gli HR lavorano in questo modo costruiscono una relazione più forte con le persone e semplificano un ambito che spesso risulta complesso. È un intervento che migliora la qualità della vita dei dipendenti e aumenta la fiducia verso l’azienda.

Le proposte di agevolazioni al vaglio di governo e parlamenti per le famiglie e la possibilità di richiederle grazie al nuovo sportello digitale, per gestirle senza burocrazia.
2026: Un anno chiave per le agevolazioni
Per la Manovra 2026 il Governo sta lavorando a una serie di misure fiscali e bonus destinati a sostenere famiglie, ceto medio e imprese, in un contesto di inflazione ancora elevata e aumento dei costi della vita.
Molte proposte sono ancora in fase di definizione, ma le linee generali tracciano già una direzione chiara: ridurre la pressione fiscale, stimolare i consumi e favorire il welfare familiare (o perlomeno queste sono le intenzioni).
Bonus edilizi e ristrutturazioni: conferme e proroghe
Tra le misure più attese, ci sono le proroghe dei bonus edilizi.
Il Governo intende mantenere il bonus ristrutturazioni con una detrazione del 50% anche per il 2026, almeno per la prima casa, con possibilità di detrazione ridotta al 36% per alcune categorie.
La stabilità di questi incentivi è considerata fondamentale per il settore edile, che ha beneficiato enormemente delle detrazioni fiscali negli ultimi anni.
La continuità delle agevolazioni per l’edilizia per il 2026 può permette alle famiglie di pianificare interventi con maggiore serenità e senza rincorrere scadenze, ma sembra che il Superbonus sarà definitivamente un ricordo del passato.
Taglio IRPEF e alleggerimento per il ceto medio
Un altro punto centrale della manovra riguarda il taglio delle aliquote IRPEF, dopo quelle dell’anno scorso.
L’obiettivo dichiarato è alleggerire la seconda fascia di reddito, con un passaggio dal 35% al 33%, e ampliare la platea dei beneficiari.
Si parla di un’estensione dello scaglione da 50.000 a 60.000 euro, così da favorire una fascia più ampia di lavoratori dipendenti e autonomi.
La misura avrebbe un impatto diretto sulla busta paga dei lavoratori, aumentando la disponibilità netta mensile di alcune fasce di reddito di lavoratori e sostenendo i consumi interni.
Nuovi incentivi per famiglie e natalità
Tra le novità in discussione c’è anche un bonus previdenziale per i neonati.
Il Governo valuta di introdurre un contributo economico iniziale, da versare su un fondo di previdenza complementare intestato al bambino, per incoraggiare le famiglie a pensare al futuro dei figli fin dalla nascita.
Accanto a questa misura la manovra prevede un rafforzamento del bonus mamme (che potrebbe passare da 40 a 60 euro mensili) e un ampliamento della Carta dedicata a te, destinata alle famiglie con redditi medio-bassi per l’acquisto di beni essenziali.
Riforma ISEE e nuovi criteri di accesso
Si parla insistentemente inoltre di una possibile revisione del calcolo ISEE: il Governo starebbe valutando l’esclusione della prima casa dal conteggio e un aggiornamento delle scale di equivalenza.
Coperture?
Si stima che la manovra comporterà un impegno di circa 18 miliardi di euro annui e molte di queste proposte sono ancora in fase di trattativa.
La sfida principale per il Governo sarà trovare le coperture finanziarie. Alcune delle risorse necessarie dovrebbero provenire dal contributo straordinario richiesto a banche e assicurazioni, stimato intorno a 4,5 miliardi per il 2026.
Rischi di tagli e rimodulazioni
Accanto alle nuove misure, ci sono anche alcune ipotesi di riduzione o rimodulazione dei bonus esistenti, necessarie per compensare il costo delle nuove iniziative fiscali.
In particolare, si parla di possibili tagli ai bonus edilizi:
Come abbiamo indicato nel paragrafo dedicato, la detrazione per ristrutturazioni potrebbe scendere dal 50% al 36% per alcune categorie
Si ipotizza inoltre anche di ridurre la durata di fruizione del credito da 10 a 5 anni
Alcune agevolazioni, come il bonus mobili, potrebbero non essere rifinanziate nel 2026.
Il Governo valuta anche di razionalizzare detrazioni e sconti fiscali “minori”, per liberare risorse da destinare al taglio IRPEF e ai nuovi bonus per famiglie e natalità.
Si tratta ancora di proposte in fase di discussione, ma confermano un quadro in cui non tutti i bonus sopravviveranno intatti: la priorità sarà concentrare le risorse sulle misure con impatto sociale più ampio.
Come gestire i bonus in azienda con FunniFin
In un contesto in continua evoluzione, per cui i bonus cambiano di anno in anno e la burocrazia resta un ostacolo, le aziende possono fare la differenza offrendo ai propri dipendenti strumenti digitali di supporto fiscale.
Con la nuova funzionalità “FunniFin Bonus”, FunniFin semplifica l’accesso alle agevolazioni pubbliche:
I dipendenti possono trovare i bonus disponibili in base al proprio profilo
Gestire le pratiche online, senza code ai CAF e senza dover stampare carte e documenti
Dialogano e si confrontano con il consulente dedicato attraverso chat
- Hanno sempre la certezza di conoscere lo stato dell’avanzamento della pratica, tramite status e notifiche chiare
Per le aziende questa funzione è una leva di welfare aziendale misurabile, che migliora il benessere finanziario dei dipendenti con un ROI certo.
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Dalle auto elettriche agli elettrodomestici, dai lavoratori senior alle famiglie con figli: tutte le agevolazioni da tenere d’occhio in autunno.
Settembre! È il momento di iniziare a coprirsi un po’ di più, di iniziare a programmare la fine dell’anno (cosa fai a capodanno?) e di controllare quali bonus pubblici sono in arrivo!
Le nuove misure vanno a supportare famiglie, lavoratori, studenti e imprese, con contributi che vanno dalle spese domestiche all’acquisto di beni durevoli, fino a vere e proprie integrazioni in busta paga. Alcuni di questi bonus sono legati a fasce di reddito (tramite ISEE), altri richiedono requisiti specifici, come la rottamazione di un’auto o la nascita di un figlio.
Vediamo nel dettaglio quali sono i principali bonus pubblici in arrivo da settembre 2025, come funzionano e come prepararsi per richiederli.
Bonus auto elettriche: fino a 11.000 € con rottamazione
Una delle misure più attese è il rilancio dell’Ecobonus per veicoli elettrici, che torna operativo da settembre 2025. L’incentivo è di 11.000 € per i cittadini con un ISEE sotto i 30.000 €, mentre è di 9.000 € per chi ha ISEE fino a 40.000 €. Attenzione, però, altra condizione è essere residente (o avere sede legale) nelle aree urbane funzionali (città con oltre i 50 mila abitanti e area di pendolarismo).
Il bonus è legato alla rottamazione di un’auto termica (fino a Euro 5) e all’acquisto di una vettura elettrica nuova, con un prezzo massimo di circa 42.700 € (IVA inclusa).
Anche le microimprese possono accedere agli incentivi per veicoli commerciali leggeri (categoria N1/N2), con contributi fino al 30% del valore del mezzo e un tetto di 20.000 €.
Per attivare l’incentivo bisogna registrarsi sulla piattaforma apposita, inserire la dichiarazione sostitutiva di autocertificazione che attesti la residenza in un’area urbana funzionale, la targa del veicolo da rottamare e indicare se il bonus sarà generato a proprio favore o è destinato a un altro componente maggiorenne dello stesso nucleo familiare.
Il contributo viene erogato direttamente come sconto all’acquisto della nuova auto in concessionaria, previa convalida entro 30 giorni dal venditore.
I fondi stanziati sono di circa 600 milioni di euro.
Bonus elettrodomestici: sconto in fattura fino a 200 €
Anche in ambito domestico arrivano agevolazioni. Da settembre parte un nuovo bonus elettrodomestici che consente di ottenere uno sconto del 30% sull’acquisto di un grande elettrodomestico, come frigorifero, lavatrice, lavastoviglie o forno.
L’incentivo viene applicato direttamente in fattura e varia in base all’ISEE:
Fino a 200 € per nuclei con ISEE entro i 25.000 €
Fino a 100 € per chi supera quella soglia
Ogni famiglia può richiedere un solo contributo e deve dimostrare la rottamazione del vecchio elettrodomestico, oltre all’acquisto di un prodotto conforme alle normative UE.
La richiesta avviene tramite voucher su PagoPA e sarà valida fino a esaurimento fondi.
Bonus Giorgetti: più stipendio per chi resta al lavoro
Dal 1° settembre 2025, chi ha maturato i requisiti per la pensione minima ma sceglie di continuare a lavorare, può accedere al cosiddetto Bonus Giorgetti. I beneficiari sono coloro hanno raggiunti la Quota 103, ossia almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, oppure quelli possono richiedere la pensione anticipata ordinaria, pari a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Sono in ogni caso esclusi coloro che hanno raggiunto la soglia per ricevere la pensione di vecchiaia.
Si tratta di uno sgravio contributivo del 9%, che viene interamente restituito in busta paga, con un aumento netto medio stimato di 183 € al mese per i dipendenti del settore privato.
La logica è che il lavoratore non sia più tenuto a versare la propria quota di contributi previdenziali all’INPS, trattenendo quindi l’importo corrispondente direttamente in busta paga. Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, questa quota ammonta appunto al 9,19% del lordo mensile.
Nel pubblico, l’agevolazione scatterà a partire da novembre. In un anno, il bonus può valere fino a 6.900 € netti, con la particolarità che è esente da IRPEF.
Ovviamente non versando più i contributi INPS il montante contributivo della pensione è destinato a non aumentare, per questo l’INPS stessa ha predisposto un calcolatore sul proprio sito, che consente di simulare l’effetto del bonus in base al numero di mesi residui di attività.
Bonus per famiglie e nuovi nati
Tra i bonus pubblici attivi da settembre ci sono anche diverse misure dedicate ai nuclei familiari:
Il Bonus Nuovi Nati 2025 prevede 1.000 € una tantum per ogni figlio nato o adottato nel 2025, con ISEE fino a 40.000 €.
Torna anche il Bonus Asilo Nido, con importi fino a 3.000 € annui, variabili in base al reddito, la novità riguarda la semplificazione della richiesta, sarà infatti necessario fare domanda una sola volta e sarà valida per tre anni. È esteso anche all’assistenza domiciliare per bambini con disabilità.
Bonus scuola, sport e cultura per i giovani
Settembre è anche il mese del rientro a scuola, e non mancano le agevolazioni per ragazzi e famiglie:
Il Bonus Sport per i figli dai 6 ai 14 anni (Fondo Dote Famiglia 2025 )copre attività sportive, ricreative o artistiche, rivolto a famiglie con ISEE fino a 15.000 €. La misura prevede fino a 300 € per ogni figlio (massimo due figli per nucleo), per un totale di 600 €. Il Bonus viene erogato direttamente alle società (ASD/SSD iscritte al Registro Nazionale (RASD), Enti del Terzo Settore (RUNTS) o ONLUS in ambito sportivo) che si sono accreditate.
I Bonus libri scolastici vengono invece erogati da comuni ed enti regionali (o provinciali per le provincie a Statuto Speciale). Vi invitiamo a verificare quindi presso i vostri plessi scolastici.
Torna il Bonus Psicologo, domande aperte da settembre 2025
Torna il Bonus Psicologo, che permette di ottenere fino a 1.500 € per percorsi psicoterapeutici, anche online. Al momento della presentazione della domanda è necessario essere in possesso di un ISEE con valore non superiore a 50mila euro.
Il contributo viene erogato al professionista per un importo fino a 50 euro per ogni seduta di psicoterapia.
Il beneficio viene quantificato in base all’ISEE:
- Per ISEE inferiori a 15mila euro, l’importo è erogato fino all’importo massimo di 1.500 €.
- Per ISEE compreso tra i 15mila e i 30mila euro, l’importo è erogato fino all’importo massimo di 1.000 €
- Per ISEE superiori a 30mila e non superiori a 50mila euro, l’importo è erogato fino all’importo massimo di 500 €.
È possibile presentare la domanda dal 15 settembre 2025 al 14 novembre 2025 esclusivamente in via telematica tramite l’apposito servizio online sul sito dell’INPS.
Richiedi i bonus pubblici con FunniFin
Tramite la nuova funzionalità “Bonus” disponibile nella piattaforma di FunniFin puoi richiedere i bonus pubblici statali in piattaforma, caricare i documenti online senza stampare nulla e avere un consulente dedicato con cui chattare per portare avanti la pratica.
Il tutto senza stress, senza dover capire nulla della burocrazia statale e senza dover perdere ore in fila al CAF per iniziare la pratica (e portarla avanti con altri appuntamenti in presenza).
Qui tutte le info sulla nuova funzionalità bonus pubblici e 730 online di FunniFin.
Conclusione: come orientarsi tra le agevolazioni
Settembre 2025 si presenta come un mese denso di opportunità per chi vuole cogliere il meglio dalle misure pubbliche nella forma dei bonus. Dai lavoratori in uscita alle famiglie con figli, dai consumatori che rinnovano casa fino a chi investe su sostenibilità e mobilità elettrica, i bonus coprono un ampio spettro di bisogni.
Se hai un’azienda, questo è anche un ottimo momento per informare i dipendenti sui bonus attivi: un’azione semplice che può rafforzare la cultura del benessere finanziario, migliorare l’engagement e sostenere concretamente chi lavora con te. Condividi questo articolo con i tuoi colleghi e dipendenti.

Scopri cos’è il bonus bollette 2025 (o bonus sociale), chi ne ha diritto e come ottenerlo
Con l’arrivo dell’estate torna al centro dell’attenzione il bonus bollette, una misura pensata per sostenere le famiglie italiane. È una misura che viene definita bonus sociale e prevede sconti sulle bollette di luce, gas e acqua, oltre a un contributo straordinario una tantum da 200 euro per chi rientra in determinate fasce ISEE.
In questo articolo vedremo funziona il bonus bollette 2025, chi può richiederlo, a quanto ammonta e cosa fare per ottenerlo.
Cos’è il bonus bollette 2025?
Il bonus bollette 2025 è un’agevolazione automatica applicata sulle bollette di luce, gas e acqua per le famiglie.
In realtà comprende due forme di supporto:
Il bonus sociale ordinario, valido per tutto l’anno e suddiviso su luce, gas e acqua.
Il contributo straordinario da 200 euro, introdotto come misura aggiuntiva da aprile a luglio 2025 per alleggerire ulteriormente il peso delle bollette elettriche.
Questo sostegno non richiede una domanda diretta: basta l’ISEE e il sistema informativo se ne occupa in automatico.
Chi ha diritto al bonus sociale 2025?
Per accedere al bonus sociale ordinario, è necessario rientrare in specifiche soglie ISEE.
Famiglie con ISEE fino a 9.530 euro (soglia standard).
Famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico) con ISEE fino a 20.000 euro.
Per quanto riguarda invece il contributo straordinario da 200 euro, la soglia è estesa: possono beneficiarne anche le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro, anche se non rientrano nei parametri per il bonus ordinario. Questo aiuto è destinato esclusivamente alla fornitura elettrica.
È importante verificare che il contratto di fornitura (luce, gas o acqua) sia intestato a un componente del nucleo familiare ISEE e che la fornitura sia attiva, anche se sospesa per morosità.
A quanto ammonta il bonus bollette 2025?
Gli importi variano in base alla tipologia di bonus:
Bonus elettrico ordinario (valori annuali):
| Nucleo familiare | Importo annuo | Media mensile |
|---|---|---|
| 1-2 componenti | €167,90 | €13,80 |
| 3-4 componenti | €219,00 | €18,00 |
| Oltre 4 | €240,90 | €19,80 |
Bonus gas
L’importo dipende da diversi fattori: zona climatica, uso del gas (acqua calda, riscaldamento, cottura) e composizione del nucleo familiare. Viene erogato ogni tre mesi.
Bonus idrico
Consente una fornitura gratuita di circa 18–25 metri cubi di acqua potabile all’anno per ogni componente del nucleo familiare.
Contributo straordinario 2025
È una misura una tantum del valore complessivo di 200 euro, riconosciuta in forma automatica sulle bollette della luce tra aprile e luglio 2025. L’erogazione avverrà su base giornaliera e sarà visibile direttamente nella bolletta elettrica.
Come ottenere il bonus bollette 2025
La buona notizia è che non c’è bisogno di presentare alcuna domanda specifica.
Basta presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’attestazione ISEE. Da lì in poi è tutto automatizzato: il Sistema Informativo Integrato (SII) incrocerà i dati e verificherà se il tuo nucleo familiare ha diritto al bonus. Se sì, gli sconti appariranno direttamente in bolletta.
I tempi di attivazione variano:
Per il bonus luce e gas, l’accredito avviene in circa 3-4 mesi.
Per il bonus idrico, si può arrivare anche a 6-7 mesi.
Il contributo straordinario da 200 euro sarà visibile da aprile a luglio 2025, ma per alcuni nuovi aventi diritto potrebbe slittare a settembre.
E in caso di gravi condizioni di salute?
Oltre ai bonus legati al reddito, esiste anche il bonus per disagio fisico, riservato a chi necessita di apparecchiature elettromedicali salvavita.
In questo caso non è richiesto un ISEE specifico, ma bisogna presentare domanda al proprio Comune o al CAF, con certificazione medica allegata.
Conclusione: se non hai diritto al bonus è importante sapersi muovere ed essere informati
Il bonus bollette 2025 rappresenta un aiuto concreto per milioni di famiglie italiane. L’importante è presentare in tempo la DSU, per attivare i meccanismi automatici che porteranno sconti reali sulle bollette di luce, gas e acqua nel corso dell’anno.
Che tu ne abbia o meno diritto è comunque importante considerare il bonus sociale/bonus bollette 2025 come un aiuto una tantum e quindi è bene iniziare anche a pianificare e a creare un tuo budget finanziario familiare per accrescere il benessere finanziario tuo e della tua famiglia.
E soprattutto è importante imparare a conoscere come si struttura il costo della bolletta, capire le offerte e sapere come “switchare” fra gli operatori.
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto importanti novità riguardanti il Bonus Asilo Nido, ampliando le agevolazioni per le famiglie italiane. Questo contributo economico è destinato a sostenere le spese per la frequenza degli asili nido pubblici e privati autorizzati, nonché per l’assistenza domiciliare in caso di bambini affetti da gravi patologie croniche.
Incremento degli importi per i nati dal 2024
A partire dal 1° gennaio 2024, per i nuclei familiari con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro, l’importo del bonus asilo nido è stato aumentato a 3.600 euro annui, indipendentemente dalla presenza di altri figli minori nel nucleo familiare.
Importi per i nati prima del 2024
Per i bambini nati prima del 2024, gli importi del bonus asilo nido variano in base alle fasce ISEE:
ISEE fino a 25.000 euro: fino a 3.000 euro annui (circa 272 euro al mese per 11 mesi);
ISEE da 25.001 a 40.000 euro: fino a 2.500 euro annui (circa 227 euro al mese per 11 mesi);
ISEE oltre 40.000 euro o in assenza di ISEE valido: fino a 1.500 euro annui (circa 136 euro al mese per 11 mesi).
Modalità di presentazione della domanda
Per accedere al bonus asilo nido, il genitore che sostiene il pagamento della retta deve presentare domanda all’INPS. La procedura può essere effettuata online tramite il portale dell’INPS, utilizzando le credenziali SPID, CIE o CNS. In alternativa, è possibile rivolgersi al contact center INPS o a un CAF. È importante presentare la domanda entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento.
Documentazione necessaria
Al momento della presentazione della domanda, è necessario fornire:
- Documento di identità del richiedente;
- Codice fiscale del bambino;
- Attestazione ISEE minorenni in corso di validità;
- Ricevute di pagamento delle rette già versate all’asilo nido;
- Dati e codice SUAP dell’asilo nido.
Esclusione dell’Assegno Unico dal calcolo dell’ISEE
Una delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda l’esclusione delle somme ricevute a titolo di Assegno Unico Universale dal calcolo dell’ISEE. Questo cambiamento potrebbe aumentare il numero di famiglie che rientrano nelle fasce ISEE inferiori, permettendo loro di accedere a importi più elevati del bonus asilo nido.
Conclusioni
Le modifiche apportate al bonus asilo nido nel 2025 rappresentano un significativo passo avanti nel sostegno alle famiglie italiane. L’aumento degli importi e l’ampliamento della platea dei beneficiari mirano a rendere più accessibili i servizi per l’infanzia, contribuendo al benessere delle nuove generazioni.
Fonti
- Confcommercio: Guida al bonus asilo nido
- CAF Centro Fiscale: Bonus Asilo Nido 2025: Guida Completa per le Famiglie